Si ritorni ad una scuola fatta di sogni ed opportunità

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‘I sogni sono la mia realtà’: così canta Richard Sanderson nella colonna sonora di uno dei film specchio della cultura boomer anni ’80, Il tempo delle mele.
Ed è così che, cadendo dall’albero in questo grigio, triste, tragico Covid-19 che ci ha rubato la primavera, le mele della nostra gioventù si infrangono contro la fredda superficie terrosa. Perché la nostra realtà, al momento, non è fatta di sogni: quei sogni che dai 16 ai 25 anni dovrebbero essere pane per i nostri denti. Invece ci troviamo a dover convivere con problemi più grandi di noi, privati dell’interazione umana, sociale, ma soprattutto della libertà di fare ciò che ci dovrebbe permettere di raggiungere quei maledetti sogni: studiare serenamente, arrovellandoci il cervello su qualche libro o su qualche appunto scritto male ed in fretta. Il diritto allo studio, all’educazione è sacro, santo; e come tale non dovrebbe mai scadere nel semplice recitare qualche nozione: dovrebbe essere fatto di parole, di rumori, di profumi, di contatti.
Ma noi dobbiamo adattarci: e allora ci limitiamo a sederci di fronte ad un computer, ad ascoltate i nostri professori, a rivolgere qualche timida domanda attraverso la fredda voce del microfono delle nostre webcam. Il Coronavirus si è portato via ciò che di bello è la scuola, l’Università: la politica, invece, ci sta portando via l’accessibilità allo studio.
Perché se da una parte si è operata per far sí che tutti potessero accedere alle lezioni online, dall’altra non ci dice nemmeno se potremo fare l’esame di fronte ai nostri professori o meno. Come se la maturità fosse solo un diploma, e una sessione di esami non potesse compromettere tempi e modalità di laurea.
Ciò che in questo Paese manca, da tanto tempo, è la prevenzione: quella prevenzione che ci permetterebbe di affrontare un futuro migliore. E nella prevenzione, rientra anche l’educazione dei giovani: quegli stessi giovani che adesso, fuori sede o meno, gravano economicamente sulle spalle dei genitori o vedono annullarsi anni di sforzi e fatiche per alternarsi tra studi e lavoro, di fronte all’incertezza che regna sovrana. Abbiamo capito che nessuno ci aiuterà con gli affitti, se non la buonanima dei proprietari. Abbiamo capito che dovremo fare ulteriori sacrifici per andare avanti nel nostro percorso. Abbiamo anche capito che continueremo a pagare le bollette a costo di non poterci godere una cena fuori con gli amici, così come a spostarci attraverso i mezzi pubblici perchè voi non siete in grado di incentivare spostamenti alternativi, ma non lo faremo perché ve lo dobbiamo: noi non vi dobbiamo niente. Siete voi che ci dovete due cose: tutela, e chiarezza; anche se questa volesse dire dover ridimensionare i nostri sogni, le nostre prospettive future: non possiamo vivere nell’incertezza. Un No detto in modo chiaro, vale mille Forse sussurrati tra i denti.
Noi siamo il vostro futuro, e voi non ci garantite neanche il presente: però, personalmente, continuerò a urlarvi in faccia che Dovete investire in noi. Non è una libertà, la vostra: è un dovere. Perché senza educazione, senza prevenzione, non esiste società ma egoismo e anarchia: non fateci compiere i vostri stessi errori. Tutelateci. Difendeteci. Ascoltateci. Permetteteci di fare un sacrificio, anche economico, ma che questo sia a garanzia di un futuro migliore.
Siamo stufi di non sentire parlare di Università, di scuole, di futuro: il Presidente del Consiglio parla della riapertura a Settembre come di un qualcosa di eccezionale; lasciatemi dire che qui, di eccezionale, c’è solo la negligenza di intere generazioni. Perché non siamo noi a dover pagare per l’incapacità altrui: lo Stato tutela i proprio cittadini, e deve essere lo Stato a garantire il diritto allo studio e la riapertura delle scuole nella normale, totale sicurezza.
Perché dai tempi del Covid si ritorni a una realtà fatta di sogni ed opportunità, noi siamo pronti a sacrificarci e migliorare: e voi?

Andrea Talanti
Vice Presidente
Futuro Aretino