Santoni: “All’epoca non si sapeva di quanto bolliva in pentola nella banca di Zonin, che aveva l’«elevato standing» richiesto dalla Banca d’Italia”.

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Credo che il commissario di Bankitalia non si renda conto di quanto gravi siano le cose che sta dicendo.

Ammettere che la mancata fusione con BPV fu un errore e questo solo perché Bankitalia non conosceva “cosa bolliva nella pentola” di Zonin, è ammettere platealmente che le unità di sorveglianza della Banca d’Italia si stavano facendo menare allegramente per il naso. Se non peggio! Il fatto che la banca centrale non conoscesse la verità, non rende meno ridicola questa affermazione!

Di piu’: essendo alcuni ispettori del nostro istituto centrale, passati armi e bagagli dentro la struttura vicentina, come può un comune cittadino (mediamente informato), che sente ammettere che “non si conoscevano” i retroscena di uno dei piu’ gravi crack bancari della storia repubblicana, non essere autorizzato a pensare tutto il male possibile?

Dal momento che questa vicenda sta diventando il cuore della deposizione di Santoni, credo che il tribunale debba assolutamente conoscere i fatti anche dalla viva voce di Zonin.

Insistere invece sulla mancata soluzione finale caldeggiata da Bankitalia, ovvero la fusione con BPV che fallì poco dopo in modo catastrofico, con perdite finanziarie pesantissime per tutto il Nord Est, rende questo passaggio indefinibile, certamente incomprensibile per un cittadino dotato di logica elementare, soprattutto se si continua ad ammettere caparbiamente che la fallimentare banca veneta, era considerata di “elevato standing”, dalla nostra banca centrale.

Tutto considerato, eviterei di insistere troppo su un argomento così pericolosamente scivoloso.