San Michele Arcangelo di Bartolomeo della Gatta: “Basta speculazioni sui danni arrecati alla tela”

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“Affrettate e imprecise conclusioni”. Il museo di Urbino sul caso dei presunti danni sul dipinto ligneo raffigurante “San Michele Arcangelo “di Bartolomeo della Gatta.

Basta a queste speculazioni politiche a tutti i costi.

“Auspico che dalle ‘notizie’ a tutti i costi si passi a valutazioni sempre più oggettive, sempre più confacenti alla realtà. È ormai passato il tempo degli scoop roboanti, delle notizie sensazionali che fanno balzare dalla sedia potenziali elettori e involontari lettori. Credo che sia il caso di dire basta a queste speculazioni politiche a tutti i costi che purtroppo finiscono per infangare la serietà e il meticoloso lavoro dei professionisti troppo spesso, ahimè, rimpiazzati da trovate cialtronesche”. Così l’assessore alla Cultura, Massimiliano Lachi, che interviene sulla vicenda dei presunti danni al dipinto ligneo raffigurante “San Michele Arcangelo” di Bartolomeo della Gatta di proprietà della Diocesi, il comune di Castiglion Fiorentino ne detiene il deposito, e che le relative autorizzazioni in merito al prestito sono dell’Ente proprietario. Tanto rumore per nulla. Potremo, quindi, sintetizzare così il sedicente scoop lanciato nei giorni scorsi dal gruppo di minoranza “Città al Centro” e rilanciato da alcuni organi di stampa attraverso il quale venivano denunciati ipotetici danni che avrebbe subito il dipinto in questi mesi esposto alla mostra “Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio. Urbino crocevia delle arti” al museo di Urbino. “Già al momento” dell’allestimento – si legge nella nota ufficiale del museo di Urbino- l’opera in questione “presentava uno stato conservativo caratterizzato principalmente dalla presenza di fessurazioni diffuse disposte orizzontalmente e coincidenti, per la maggior parte, con le linee di giunzione delle assi del supporto ligneo. Tale fenomeno, è già segnalato nella scheda conservativa e nel relativo condition report ed è probabilmente imputabile alla storia conservativa dell’opera, che subì un intervento di ricomposizione del tavolato, dopo il 1920. Come tutte le altre opere in mostra, il dipinto è stato costantemente mantenuto in condizioni termo-igrometriche costanti e monitorato dai restauratori della Galleria Nazionale delle Marche, attraverso un confronto puntuale con la documentazione fotografica redatta all’arrivo in sede, al fine di rilevare eventuali variazioni dei fenomeni pregressi. A oggi, i regolari controlli effettuati, non hanno evidenziato alcun cambiamento intercorso durante la permanenza dell’opera in mostra. È bene altresì ricordare come, per loro natura, le opere su supporto ligneo, subiscono nei secoli continui movimenti che ne deformano la superficie, deformazioni che vengono diversamente evidenziate cambiando intensità e orientamento delle fonti di illuminazione: confrontare fra loro immagini realizzate con luci di intensità, cromia e – soprattutto – orientamento differente è quindi fuorviante e può portare ad affrettate e imprecise conclusioni”.

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