Quando la politica è vuota, altri la riempiono

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di Alberto Ciolfi

Io sono del parere che nomine come queste, ai vertici delle partecipate intendo, non possono essere trattati dalla giustizia amministrativa – Tar o Consiglio di Stato – come fossero delibere di un qualsiasi sperduto comune. Sono cose completamente diverse. Ed è giusto che a queste nomine debba essere riconosciuto – che in ogni caso devono essere fatte secondo procedure formalizzate – un margine di discrezionalità. Che è la discrezionalità appunto della politica, nel senso più alto del termine.

In questo vuoto pneumatico della politica, le cose si complicano sempre più, e nasce così la pretesa di misurare minuziosamente tutti i requisiti che impediscono quella scelta di merito che non può che essere, appunto, discrezionale, e quindi squisitamente politica.

Premesso questo, in dieci anni da quando Coingas indica il nominativo alla carica di presidente di Estra, ne sono passati quattro (Ciolfi, Brandi, Banchetti, Macrì) e adesso sarà indicato Grazzini che non assumerà però la carica di Presidente, bensì di semplice consigliere perché dovrà tenere in caldo la poltrona del futuro presidente (da giugno…)…e quindi fra poco avremo il sesto nominativo!

Viceversa le cariche di Amministratore Delegato (Siena) e Direttore Generale (Prato) sono rimaste ben salde fin dalla costituzione di Estra nel 2010.

Coincidenze, o c’è qualche piccolo problemino qui da noi?

Negli anni il ruolo ed il peso specifico di Arezzo in Estra è stato fortemente ridimensionato:

  1. Coingas era la società più piccola patrimonialmente, anche se la più “redditizia” ed in virtù di ciò ottenne il 28% delle quote alla pari con Intesa (il 44% andò a Consiag); le quote si basavano sulla immutabilità delle concessioni, perché calcolati essenzialmente sulla rete di distribuzione del gas metano. Nei primi anni del 2010, il  Comune di Prato riscattò le reti di distribuzione; pertanto alla Consiag vennero a mancare circa 50 mila utenti allacciati alla rete di distribuzione. Questo fatto doveva comportare la ridefinizione delle quote azionarie a vantaggio di Coingas e Intesa. Come mai non sono state riviste le quote?
  2. Inoltre l’accordo prevedeva, fra l’altro: Presidente del Consiglio di Amministrazione di nomina Coingas; Presidente del Collegio Sindacale di nomina Coingas; direttore generale della rete di nomina Coingas; direttore amministrativo della capogruppo Estra di nomina Coingas: di tutto questo non è rimasto nulla.

A furia di logiche spartitorie fra i partiti, la politica è ridotta a ufficio nomine delegando alle partecipate il governo ed il “sottogoverno” del territorio (rifiuti, acqua, energia, trasporti, cimiteri, sanità, farmacie…). Sono nelle partecipate, infatti, che ormai si esplicitano e si realizzano nel territorio le scelte, gli investimenti, le assunzioni di personale…I comuni sono spogliati di ogni azione di gestione. Oggi si richiede ai sindaci capacità di coordinamento, di chiarezza degli obiettivi strategici, di controllo delle partecipate.

Dunque, si ritorna al punto: sta alla politica ripensare alle regole invece di continuare a “sistemare” questo o quello.

Il Comune di Arezzo, massimo azionista, si è però giocato malamente tutte le sue carte e la sua credibilità.

I presidenti delle partecipate, a cominciare da Coingas ed Estra, devono avere sempre più un determinato e chiaro profilo, basato in primo luogo sulla autonomia e la competenza e che, come in questo caso specifico, sappia tutelare e valorizzare gli interessi e le scelte strategiche del territorio di riferimento.

Diventa difficile pensare, oggi, che in Estra un semplice consigliere “a tempo” possa fare gli interessi (quali?) del territorio aretino…

Anche su Coingas bisognerebbe riflettere; è da un decennio una scatola vuota, non ha personale, non ha una missione e, senza “inventarsi” piccole ed inutili scorciatoie, sarà necessario affrontare una volta per tutte il suo futuro: o si prospetta una fusione con Aisa (e quindi mettere in sicurezza il patrimonio pubblico prima che venga depauperato ulteriormente) con un piano industriale focalizzato sull’energia (idrogeno; teleriscaldamento…); oppure, non resta che la liquidazione dello storico consorzio intercomunale gas, nato nel dicembre 1974: meglio una morte dignitosa che una agonia lenta e dolorosa con tutti gli inevitabili strascichi giudiziari cui è oggetto attualmente.