Corso FAD per la formazione degli operatori contro la violenza

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Progetto Ipazia CCM 2021: prosegue il corso FAD per la formazione degli operatori contro la violenza

Prosegue l’adesione all’iniziativa di formazione FAD “Strategie di prevenzione della violenza contro le donne e della violenza assistita, nei contesti territoriali, con particolare riguardo agli effetti del Covid-19”, nell’ambito del progetto Ipazia CCM 2021, finanziato dal Ministero della Salute – Ccm (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie), di cui la Asl Toscana sud est è capofila.

Il corso formativo, che si concluderà a dicembre di questo anno, è diretto a tutte le professioniste e i professionisti sanitari, a operatrici e operatori socio-sanitari, assistenti sociali e anche ad associazioni di volontariato che operano nell’ambito della violenza di genere e dell’emergenza sanitaria territoriale in collaborazione con la Asl Toscana sud est o gli altri soggetti promotori del progetto.

“Ipazia Ccm 2021 – Strategie di prevenzione della violenza sulle donne e sui minori”, è un progetto rivolto alle operatrici e agli operatori socio-sanitari e del volontariato che agiscono sul territorio di pertinenza della Sud est, presentato in Regione lo scorso febbraio dal presidente Eugenio Giani, che attraverso la formazione mette in campo azioni utili a potenziare i servizi di assistenza e supporto alle donne che subiscono violenza e ai loro figli.

I partner che partecipano al progetto, oltre alla Regione Toscana e nello specifico la Asl Toscana sud est, sono Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Dipartimento Malattie infettive – Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione, Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Servizio Formazione – Presidenza, Inmp – Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà, Fondazione Irccs Ca’ Granda ospedale Maggiore policlinico di Milano, Asl Friuli occidentale, Asl Umbria 1, Asl Matera, Asl Lecce.

“La FAD rappresenta un’occasione importante per rafforzare le conoscenze e le competenze circa il fenomeno della violenza. La Sud est, insieme agli altri partner di progetto, mette a disposizione degli operatori l’esperienza dei professionisti sanitari che fanno parte della Rete Codice Rosa, condividendo i protocolli e le pratiche e fornendo gli strumenti per facilitare il riconoscimento e l’appropriata gestione degli episodi di violenza – spiega Claudio Pagliara, direttore UOSD Codice rosa, salute e medicina di genere della Sud est – Il corso è fruibile in streaming, così che ognuno possa accedervi quando vuole ed è organizzato in una serie di video lezioni, dedicate a uno specifico tema. Per iscriversi basta andare sul portale della formazione a distanza dell’ISS (www.eduiss.it) e accedere alla sezione ‘Corsi disponibili’”.

Nel primo semestre del 2022, nel territorio della Asl Toscana sud est, sono stati attenzionati 8 casi di abusi, 183 casi di maltrattamenti, su donne e 51 casi di maltrattamenti su minori. I dati rilevati sono il frutto della preziosa collaborazione di enti e istituzioni territoriali, tra cui i Centri antiviolenza.

“Avanti insieme’. Questo è il mantra che ci accompagna costantemente nel percorso di contrasto alla violenza che ogni giorno i professionisti si impegnano a costruire, grazie alla collaborazione dei diversi attori coinvolti, attivi nelle strutture sanitarie e sul territorio – dichiara Vittoria Doretti, responsabile Rete regionale Codice rosa e coordinatrice scientifica del progetto – I numeri parlano e ci fanno capire bene l’entità del problema che si insidia nella società. Per combattere la violenza bisogna essere preparati, acquisire le competenze professionali e le capacità relazionali necessarie a garantire che la catena di tutela si attivi in tempo e supporti in ogni modo e momento la persona vittima di violenza. Una buona preparazione è ancora più importante a fronte del periodo di emergenza sanitaria, che abbiamo appena vissuto, dovuta al Covid 19. Le particolari restrizioni alla mobilità e di conseguenza il maggior tempo trascorso in casa sono stati la causa dell’incremento dei casi di violenza domestica, soprattutto di genere. Il contesto pandemico ha portato alla luce nuove dinamiche sociali e relazionali che hanno imposto uno studio approfondito al fine di imparare a prevedere e a intercettare in tempo determinati segnali che possano rappresentare il presupposto di un possibile atto di violenza”.

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