Primo giorno nel tunnel del Corona Virus

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Stamattina Arezzo sembrava una città fantasma; anzi no, una città floscia, sgonfia. Le scuole chiuse hanno diradato il traffico mattutino e i pochi che erano in giro a piedi si aggiravano con aria sospettosa, guardinga, tra marciapiedi diventati troppo grandi. Anziani pochissimi.

Al supermercato di zona poca gente, code alla cassa lunghissime per via della distanza di sicurezza. vedere la cassiera con la mascherina e i guanti protettivi mi ha come trasportato in un film: Corona Virus – La Vendetta.

Al bar, quello aperto, quasi nessun cliente e anche il solito capannello di pensionati, in piazza, era ridotto a due unità disposte a debita distanza l’una dall’altra.

Sono entrato in edicola e ho pensato che non dovevo avvicinarmi troppo all’edicolante. I giornali non parlano d’altro che del Corona Virus o Covid19 che dir si voglia.

Tristezza, forse questo è il sentimento che ho avvertito di più, in giro come dentro di me. sono rientrato in casa senza passare dal solito bar ad ascoltare i soliti commenti fingendo di dare un’occhiata ai quotidiani.

Piazza San Francesco è un mortorio. I locali sono praticamente tutti chiusi. Sembra uno scenario post nucleare.

Tutto sommato una situazione così fa pensare che gli aretini abbiano rispettato per quanto possibile le regole dettate dal governo. Bene. Il difficile sarà mantenere certi comportamenti alla lunga. Soprattutto i ragazzi faticano molto a digerire certe limitazioni, per quanto sacrosante possano essere.

Dopo le 18,00 coprifuoco, bar (anche quelli che avevano aperto) chiusi e aretini tutti in casa. Ha da passa’ ‘a nuttata, ma siamo solo all’inizio.