Premiati con l’altissima onorificenza di Alfiere della Repubblica, alcuni giovani aretini.

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di Alessandro Artini

Martedì 14 dicembre sono stati premiati, con l’altissima onorificenza di Alfiere della Repubblica, alcuni giovani aretini.

Essi sono Federica Mauro, artista e studentessa dell’ITIS “Galilei”, e Chiara Pannilunghi con Lorenzo Cingali, in rappresentanza di Futuro Aretino, un’associazione che era stata scelta per tale onorificenza nel 2020, ma che non aveva ancora potuto riceverla a causa della pandemia.

Come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, Federica ha raggiunto la notorietà per la sua attività artistica. Ella, infatti, quest’anno e cioè nel settimo centenario dalla morte di Dante, ha dipinto un cielo stellato che reca, nel sottofondo, il profilo stilizzato del grande poeta. Il dipinto è stato scelto, dalla Dante Society di Londra, come brand per la celebrazione. Non solo, ma gli Accademici della Crusca hanno riprodotto il dipinto nella prima pagina di copertina di un volume collettaneo sulla lingua italiana, che, affidato alle nostre ambasciate, farà il giro del mondo. Dopo quel dipinto, molti altri ne sono stati realizzati e recentemente Federica li ha esposti in una mostra presso il palazzo della Fraternita dei Laici, in Piazza Grande.

La motivazione del premio a Federica risiede nel fatto che ella, nonostante la malattia genetica che ha colpito la sua sfera cognitiva, ha espresso una straordinaria sensibilità artistica “che la sua forma di disabilità tendeva a celare”. In altri termini, “si può dire che la pittura è stata una leva per oltrepassare i limiti posti dalle sue difficoltà”.

Forse meno note sono le motivazioni che hanno portato all’attribuzione dell’onorificenza a Futuro Aretino, che è un’associazione di giovani e giovanissimi. Essa ha promosso varie attività, come delle conferenze e dei seminari sul tema del lavoro, della condizione giovanile, dell’abuso di sostanze come l’alcol, ecc.

Soprattutto Futuro Aretino ha organizzato delle feste “Under sixteen”, che hanno coinvolto molti adolescenti sotto i sedici anni. L’opinione pubblica cittadina e molti genitori, che hanno affidato i loro figli agli organizzatori di Futuro Aretino, sono stati favorevolmente impressionati dall’iniziativa, che, nella sua semplicità, ha avuto effetti dirompenti.

Si è trattato, infatti, di promuovere quelle che, in altri tempi, sarebbero state definite semplicemente come delle “feste studentesche”, svolte, tuttavia, in orari serali e non notturni, senza vendita di alcolici (come del resto prevede la legge); feste con una connotazione ordinaria e quasi banale e che, proprio per questo, sono state coinvolgenti. Oggi, infatti, accade sempre più spesso che siano le cose “normali” ad apparire straordinarie, proprio perché ci siamo abituati a vivere, con rassegnazione, ogni sorta di iperbole. Nel corso delle serate, i ragazzi, dapprima disorientati per la mancanza degli “effetti speciali” da discoteca, usualmente accompagnati da larghe elargizioni di alcolici, hanno poi preso gusto a parlare, a conoscersi e a fare amicizia, senza dover ricorrere al coraggio fasullo dello “sballo”.

Quelle dei fine settimana, nella nostra città, per molti giovani, sono notti di noia, che acquistano tuttavia una energia adrenalinica per l’abuso di alcol e i pericoli conseguenti che si innescano. Il vuoto dei tempi notturni, che spesso si protrae grazie alle sostanze fino all’alba, produce una dimensione di rischio, che pare risvegliare le anime dal torpore dell’insensatezza. Si tratta di rischi nei comportamenti eccessivi, che denegano le regole di prudenza, rischi nella guida, dovuti all’uso di stupefacenti, rischi per le reazioni degli altri, conseguenti ai comportamenti gratuiti di provocazione, ecc.

La scelta della Presidenza della Repubblica è ancora più apprezzabile, in quanto le problematiche dei giovani hanno una forte attualità. Oggi, infatti, il nostro Paese è immerso in una fase di transizione molto difficile e dagli esiti incerti, come viene testimoniato anche dal 55° Rapporto del Censis sul 2021. In ambito economico, molto dipenderà dal tipo di soggettività che esprimeranno i giovani, se cioè essi vivranno la ricostruzione in maniera sostanzialmente passiva oppure se contribuiranno ad essa con vigore.

Ovviamente tutte le cose semplici suscitano diffidenza e sospetti, che non sono mancati neppure rispetto a Futuro Aretino. Così qualcuno ha ritenuto di dover “catalogare” le iniziative dell’associazione come appartenenti a una cultura politica di destra (talora è stato detto, all’opposto, anche di sinistra), come se una normale socializzazione, senza “sballo”, implicasse una qualche partigianeria politica.

Certamente il Presidente Mattarella sa che cambiare determinati modi di vita e una certa cultura giovanile è molto difficile, particolarmente in tempi come quelli attuali, incattiviti dalla pandemia. Ma il Presidente sa anche che nulla è impossibile, quando alcuni cittadini, in questo caso giovanissimi, avvertono l’esigenza del cambiamento e sono determinati a perseguirlo. Margareth Mead, una delle “grandi Madri” della Scienze antropologiche, ha scritto: “Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In fondo, è così che è sempre andata”.