“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione”

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La casa circondariale di Arezzo si chiama come il grande monaco e santo patrono d’Europa, san Benedetto. Cade a fagiuolo, o come dicono gli Aretini: “Vinir a pipa de còcco“ !…

…Sia per la situazione difficile che l’Europa sta vivendo su diversi fronti sia per la situazione di alcuni istituti penitenziari italiani. In questi giorni abbiamo assistito a virulenti proteste di detenuti sui tetti dei loro rispettivi carceri…Abbiamo assistito anche ad atti vandalici gravissimi all’interno delle strutture, a qualche evasione ed a una dozzina di detenuti deceduti. Non vogliamo insegnare niente a nessuno o scomodare uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo, come Cesare Beccaria con il suo capolavoro Dei delitti e delle pene pubblicato nel 1764 oppure un altro grande, Silvio Pellico con il suo capolavoro, Le mie prigioni 1820 – 1830, per capire quanto la situazione delle carceri Italiane sia molto difficile. Da un lato, la complessa realtà di chi deve scontare una pena, pagando il debito con la Societas per aver commesso reati. Dall’altro, la dignità e la valenza educativa non repressiva della pena, a partire dagli spazi, dall’edilizia penitenziaria adeguata, alle attività, dai permessi per i singoli o quelli erogabili alle famiglie per le ore da poter eventualmente trascorrere all’interno.

Qualche anno fa visitando il nostro San Benedetto, in un paio di circostanze, rimasi piacevolmente colpito sia per il clima sia per le attività all’interno. Si stava per concludere il triennio di qualifica del corso per diventare ragionieri.

C’era un corso di Filosofia. Di poesia. I detenuti si davano da fare per ristrutturarsi gli ambienti sanificandoli ed imbiancandoli…Nel periodo natalizio ho potuto assistere alla Messa di Natale presieduta da don Dino Liberatori cappellano, esperienza piu’ unica che rara. Emozionante.

Certo il carcere di Arezzo è di piccole dimensioni, sono consapevole, anche se in passato non sono mancate le proteste per condizioni poco umane. Ho sempre creduto nella funzione educativa – forma[t]tiva degli istituti penitenziari. Chi sconta la pena pagando il debito con la società alla fine deve uscire migliore, riabilitato non solo a livello spirituale ma sopratutto in modo pragmatico con un mestiere appreso, (cuoco, calzolaio, panettiere, pasticcere, pizzaiolo, muratore, carpentiere, idraulico, elettricista, meccanico…ecc) un titolo di studio conseguito da poter spendere con grande dignità nel mercato del lavoro…L’imprenditore. Alla fine della pena chi rientra in società deve poter essere preparato e competitivo per evitare ricadute deve aver gli strumenti adeguati.

Forse in questa fase emergenziale il rilascio di permessi speciali – straordinari atti a far scontare la pena ai domiciliari – avrebbero contribuito a rasserenare gli animi e spiriti bollenti con buona pace di tutti, detenuti e famiglie in primis.

Di recente, l’Iran ha rilasciato con permessi temporanei 70 mila detenuti per cercare di contrastare la diffusione dell’epidemia di coronavirus (Covid-19). Lo ha annunciato il capo della magistratura di Teheran, Ebrahim Raisi.

La scorsa settimana era già stato annunciato il trasferimento agli arresti domiciliari di 54 mila carcerati.

Diffondiamo le buone pratiche come quelle esistenti nei penitenziari di San Benedetto o quello di Gorgona o di altri a noi sconosciuti o poco noti affinchè in rete vengano divulgate ed emulate da altri audaci direttori – direttrici.

Il sistema Paese lo merita.