Nessun animale si stupisce di esistere, eccetto l’uomo… (A. SCHOPENHAUER)

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di Alessandro Artini

La trasposizione nel mondo umano dei risultati degli studi sugli animali è sempre problematica. I comportamenti umani sono imponderabili, perché sono solo parzialmente guidati dall’istinto. Anzi, per quanto ne so, il patrimonio istintuale degli esseri umani è andato via via estinguendosi con l’evoluzione, rimanendo solo delle sequenze comportamentali innate. Per questo l’etologia ben difficilmente si traduce in antropologia. Tuttavia, l’esperimento noto come “Universo 25”, sui topi, presenta degli aspetti inquietanti in relazione a una possibile disamina della società umana.

Negli anni ’60, un brillante etologo americano, John Bumpass Calhoun, incuriosito dal fatto che un gruppo di roditori, sottoposto ad alcune condizioni sperimentali, aveva attuato un improvviso freno demografico, interrompendo le dinamiche riproduttive, fu indotto a proseguire le ricerche. Calhoun aveva osservato che quel tipo di freno era stato innescato indipendentemente dalla disponibilità di cibo, che non era mai venuta meno.

Egli, dunque, avviò “Universo 25” costruendo, per quattro coppie di topi in buona salute, un habitat ideale, dal punto di vista del cibo e della temperatura, in uno spazio sufficientemente ampio per la loro crescita numerica fino a 3.800 individui. Come previsto, i topi iniziarono a riprodursi, raddoppiando la popolazione ogni 55 giorni. In meno di un anno raggiunsero la cifra di 600 esemplari e l’esperimento procedeva senza che insorgessero situazioni problematiche.

A un certo momento, tuttavia, si interruppe lo scambio generazionale che rinnovava periodicamente il gruppo dei leader, cioè dei maschi alfa, e ogni individuo si trovò a difendere il proprio status, anche a scapito dei propri figli, attuando forme di cannibalismo. In un crescendo di aggressività, le femmine iniziarono a rintanarsi per proteggere la prole, ma ciò non bastò a frenare l’aggressività dei maschi che giunsero a sterminare il 96% dei cuccioli. Ovviamente si creò una situazione di pericolo diffuso e le femmine, che cercavano di proteggersi, si allontanarono dai maschi, riducendo drasticamente la riproduzione. In questo clima pericoloso, si diffuse anche il pansessualismo. Alcuni esemplari cominciarono a isolarsi, per evitare gli scontri e proteggere la propria incolumità, abbandonando la restante popolazione. A un certo momento, nonostante i comfort e la disponibilità di un ambiente dai requisiti ottimali, la popolazione dei topi, per mancanza di equilibrio interno, finì per collassare, comportando la morte di tutti gli individui, dopo cinque anni dagli inizi dell’esperimento.

Calhoun scrisse un saggio, “Death squared: the explosive growth and demise of a mouse population” che rese noto l’esperimento, definendo i comportamenti dei ratti, che avevano portato all’estinzione dell’intera comunità, come “fogna sociale”. Forse sbilanciandosi, l’etologo indicò inoltre una chiave di lettura che parve straordinariamente analoga ad alcune vicende umane, quando cioè determinati ruoli sociali di comando risultano di numero inferiore alla domanda. In sostanza, sarebbe stato il disordine sociale la causa primaria dell’estinzione dei ratti, una chiave interpretativa che forse si addice anche all’attuale condizione umana.

Oggi, le risorse vitali per la specie umana non paiono mancare, seppur malamente distribuite. L’ordine geopolitico, inoltre, è stato posto in grave crisi dalla guerra in Ucraina, che comporta gravi inefficienze nello scambio commerciale delle stesse (gas, grano, ecc.). Il disordine, causato da quell’“operazione speciale” (Putin, com’è noto, è un dotto filologo e definisce le cose con precisione), è in grado di innescare, particolarmente in Africa, una terribile crisi alimentare, di cui anche l’Europa inevitabilmente risentirà. I primi disagi che inevitabilmente soffriremo, dovuti ai razionamenti di energia e forse di cibo, provocheranno forti squilibri sociali presso la popolazione europea, completamente disabituata ai sacrifici. Non voglio fare la Cassandra, ma inevitabilmente vivremo forti tensioni e l’equilibrio della nostra società, già politicamente compromesso, sarà messo a dura prova. Per questo, non avendo mai amato il M5s (uso una litote), non mi sento affatto soddisfatto per questa sua vorticosa disgregazione. Anche questa vicenda esprime lo stato di dissoluzione del nostro sistema politico.

Nella rassegna dei giornali stranieri, che conduce tutte le mattine David Carretta su Radio Radicale, qualche giorno fa, ho ascoltato la lettura di un articolo sul Financial Times che pronosticava per l’Europa, a seguito della guerra, non tanto l’affermazione politica di “uomini forti”, quanto un periodo di caos e anarchia. Va da sé che il nostro paese è un indiziato di specifico peso, per una tale previsione. Ovviamente mi auguro di essere contraddetto dagli eventi.