Mi tocca parlare della Arezzo calcistica. Terreno scivoloso, ma devo fare una precisazione.

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Non conosco il presidente della società calcistica aretina, né i giocatori e ancor meno lo staff: li incrociassi sul marciapiede non li riconoscerei.
Ma devo prendere le distanze da qualcosa che è stato detto nei giorni scorsi e che potrebbe essere attribuito anche a me quale cittadino di Arezzo: non mi interessa se il presidente della locale società calcistica è non aretino, mi interessa che operi in buona fede, propugnando valori positivi che si riflettano sul gioco della squadra, sulle sue prestazioni, sulle ricadute nel territorio.
Confido che abbia anche le capacità finanziarie per sostenere le necessità della società, ma capisco che le difficoltà che la recente emergenza sanitaria hanno introdotto possano portare alla ricerca di soluzioni nuove e diverse.
Mi pare che qualcuno giochi a “fare il finocchio con il culo di quegli altri“.
L’unico motivo per cui potrei preferire un presidente aretino è che sarei sicuro che comprenda il significato di questa frase, ma credo che il sig. La Cava lo capisca anche se non è di Arezzo.
Mi riferisco ai soldi, alla loro disponibilità e voglia di tirarli fuori: ogni discorso a pera circa la preferenza per presidenti locali piuttosto che alla disponibilità di taluni a intervenire rilevando la società calcistica aretina qualora finisse fra i dilettanti ha significativi riscontri, il deprezzamento del valore della società.
Nel momento in cui è noto essere in corso una trattativa che potrebbe coinvolgere non aretini -e dove si è reso pubblico che l’interesse di imprenditori aretini si misura in poche decine di migliaia di euro-, parole di questo tipo possono arrecare un danno importante.
E sinceramente parlare male di chi ha tirato fuori soldi facendosi carico anche di situazioni pregresse non mi sembra decoroso.
Può essere stato più o meno capace, più o meno fortunato, ma questo signore rischia di prendere meno soldi di quelli che ha tirato fuori: ogni parola che aumenti questo rischio non mi appartiene, come cittadino di Arezzo. Come accetto qualunque imprenditore da qualunque parte del mondo venga purchè abbia intenzioni genuine sul mondo del calcio aretino.
Abbiamo già dato con aretini e non aretini, quindi fare paragoni mi sembra spiacevole.
A me interessa il bel calcio, scusate se non sono tifoso come alcuni che tengono la squadra del cuore in maggiore considerazione della qualità stessa del gioco espresso.
Certo mi interessa che la società riesca a sviluppare vivai locali, che riesca ad inserirsi nel cuore dei cittadini e a trasformarli in supporter, ma proprio in queste settimane abbiamo appreso come le partite si giocano senza spettatori e i soldi arrivano da attività che, specialmente in piccole città, sono lontane dallo stadio.
Apprezzo il coinvolgimento dei tifosi aretini, dimostrato anche tramite la contribuzione per alcune centinaia di migliaia di euro, ma se guardo le cose dal punto di vista aziendale chi detiene il capitale sociale e c’ha messo i soldi non può essere messo sotto scacco da parole avventate. Che non sottoscrivo e non mi rappresentano.