Le opere di Fabio Viale

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di Alessandrio Artini

Si distribuiscono in vari contesti e luoghi cittadini: la Fortezza, la Sala di Sant’Ignazio e il Museo di Arte Contemporanea (oltre che in alcune piazze e vie cittadine). Viale è uno scultore immaginifico, che intravede le forme interne alle bozze di marmo. La sua mano, poi, è straordinariamente precisa e cesella il marmo con raffinata severitàChe tipo di opere ci presenta Viale? Buona parte di esse consiste nella riproduzione di statue antiche o di parti delle stesse conservate nei musei, esattamente nei modi in cui sono state ritrovate. Opere che, tuttavia, vengono poi attualizzate, mediante disegni o tatuaggi che ne tappezzano i corpi. Egli ci offre, inoltre, delle sculture particolari su marmo, come sacchetti e aeroplanini di carta, oggetti di polistirolo, cuoio o legno.

Da un lato, egli attualizza l’arte antica e dall’altro “eternizza” gli oggetti apparentemente futili della contemporaneità.

Sia i tatuaggi, sia la riproposizione delle parti di quelle opere danneggiate dal tempo o dai rivolgimenti sociali (oggi, ad esempio, è un tempo in cui trionfa la cultura di abbattimento dei monumenti, quella di cancellazione) ci consentono uno sguardo straniante, grazie al quale scopriamo il divenire. In altri termini, Viale ci spinge a entrare nella storia, non solo perché le sue opere, che rimandano al passato, sono immerse nel presente (tatuaggi, disegni), ma anche perché esse evidenziano il loro essere vulnerate dal tempo. Seguendo lo stesso percorso, ma in direzione opposta, gli oggetti corrivi della nostra quotidianità, di carta, polistirolo o altro, trasferiti nel marmo, assumono quasi una dignità senza tempo. Proprio quegli oggetti che il mondo attuale decreta inutili scarti.

Il divenire storico è esattamente ciò che evocano le opere di Viale, in controtendenza rispetto a ciò che è stato definito come “presentismo”, ovvero la tendenza sociale a sentirsi incapsulati in un eterno presente, privo di passato e futuro. La reduplicazione del reale, sia quello delle statue del passato sia quello degli oggetti della nostra quotidianità, ci restituisce un mondo concreto, che altrimenti non riusciremmo a cogliere. Forse ciò che colpisce delle sue opere è proprio il fatto che esse si aggancino al reale, pur riproducendolo. In fondo, Viale soddisfa un’esigenza profonda, quella di tornare alle cose semplici e modeste, che oramai sono occultate dalle “non-cose”, secondo la definizione del filosofo coreano Byung-Chul Han. Queste ultime sono gli oggetti informatici, che acquisiscono informazioni e regolano la nostra vita.

Giacomo Manzù, Francesco Messina, Emilio Greco e Marino Marini sono i grandi scultori italiani del Novecento. Ad essi si aggiunge Giuliano Vangi, che attualmente è l’artista italiano più conosciuto all’estero; seguono infine i più giovani Giuseppe Bergomi e Paolo Borghi. Poi si hanno scultori dell’avanguardia contemporanea, come l’alchemico Tobia Ravà, Rossella Biscotti, con le sue reminescenze e Cosimo Veneziano, intento nella ricerca della storia dimenticata. Questo elenco deve comprendere anche Fabio Viale, che occupa un proprio spazio. Il talento di questo scultore quarantasettenne, piemontese, si fa conoscere ben oltre il nostro paese, grazie ai suoi insight profondi e alla sua abilità manuale, che sconfina nel virtuosismo.

Da notare infine che, nelle oltre quaranta opere esposte, Viale ha inserito nascostamente un grammo d’oro, in omaggio alla tradizione orafa della nostra città, da cui deriva il titolo della mostra “Aurum”, organizzata dalla “Fondazione Guido di Arezzo” e dal Comune, in collaborazione con l’associazione “Le Nuove Stanze”. Vale la pena di non perderla.

1 COMMENT

  1. queste manifestazioni come tutto , possono piacere o no , a me piaceva più Icastica , ma è una questione di gusti , ma quello che trovo intollerabile è il dover pagare per far un giro in fortezza per godere del panorama come facevo da una vita (chiodi compresi ) oppure trovare chiuso l ‘accesso , in compenso pago tasse per le relative fondazioni .

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