Le offensive parole del mio sindaco. Conferenza stampa, comunicazione o passerella?

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A voi non vi dice nulla”: queste le parole del mio sindaco passando un grafico su scala logaritmica (cs del 21.3, 18′). Forse a lui non dice nulla visto che poi hanno smesso di proporlo, credo che di aretini che conoscono e sanno interpretare una scala logaritmica ce ne siano e tanti. Offesi tutti da una affermazione che è propria del modo di essere dell’ingegnere.
La voglia di straparlare (come dimenticare “l’interpolazione polinominale”) unita alla totale mancanza di considerazione nei confronti dei cittadini di Arezzo trova ulteriori esempi nella sparata fatta contro quello che vendeva gelati con il furgoncino messo in un luogo piuttosto appartato e colla musica a tutto busso: la lettera di colui che si immagina essere stato oggetto degli strali del suo sindaco descrive una fattispecie assai diversa, totalmente legittima. Dichiara che nessun rilievo gli è stato elevato e e che ha anche cercato di mettersi in contatto con il sindaco senza gli rispondesse. La lettera del gelataio -come la presa di distanza da parte della categoria che inizialmente aveva dato credito alle parole del Ghinelli per poi assumere una posizione ben più dubitativa- non hanno ricevuto identico rilievo da parte dei media aretini, completamente appiattiti sull’uomo forte di palazzo cavallo. Ma è cosa che deve arrivare al chiarimento: o il gelataio ha diffamato il sindaco o il sindaco ha diffamato il gelataio.
Se il gelataio avesse deformato la verità per un beneficio personale sarebbe problema suo.
Se il sindaco avesse deformato la verità per un beneficio personale sarebbe problema mio.
Per come stanno le cose vince la seconda, con sospetta inadeguatezza di Ghinelli.
Come risulta segno di inadeguatezza la mancata distribuzione di mascherine a tutti coloro che nell’ambito dei servizi comunali svolgono attività con il pubblico e a favore del pubblico.
Ghinelli sta facendo un gran battage sulla mancanza di mascherine in ambito sanitario per nascondere la situazione di casa sua: se le mascherine sono dispositivo di difesa che deve essere fornito ai dipendenti comunali è sbalorditivo (e colpevole) il ritardo con cui queste sono state fornite. Per un che voleva chiudere le scuole intorno il 20 febbraio risulta chiaramente ingiustificabile che a distanza di 1 mese non abbia fornito le mascherine.
Dice che ce l’ha messa tutta. Alla faccia bicarbonato di sodio, col libro strenna era stato veloce.
Mascherine che il Comune non ha soldi per comprare, visto che prima ha detto che le (sempre lui, egli, l’altissimo) avrebbe comprate con i dividendi della partecipata (ipotesi sparita dall’orizzonte forse perché strada giuridicamente impercorribile, anche prima dell’annuncio) e in seguito ha detto che un imprenditore ha anticipato i soldi -indicandolo con nome cognome e ringraziamenti.
Una cifra che circa la metà di quello che la giunta Ghinelli ha impegnato un mesetto fa per la stampa del libretto celebrativo dei suoi successi. Alò!!.
Avrebbe potuto dare alla polizia municipale una copia della elegia comunale affinché la utilizzassero come dispositivo di protezione. Se non è dispositivo di protezione, ma “semplicemente” forma di cautela -che ovviamente chi lavora con la comunità per la comunità è bene abbia e utilizzi- il ritardo diviene appena più tollerabile, ma non giustificabile. Sperando che nessuno dei dipendenti comunali risulti positivo al virus per le conseguenze individuali e riflessi sulle strutture comunali. Così fosse, qualcuno potrebbe fare causa al Comune e non vedo perché dovrei pagare io per risarcire legittimamente un dipendente che non ha ricevuto nei tempi previsti l’obbligatorio sistema di protezione. Quante mascherine trovava se si dava da fare quando poteva.
Risibile quando si è infilato descrizione delle norme sulla realizzazione delle mascherine citando norme ISO e UNI e facendo tale casino che era meglio se stava zitto. Prossimamente, tutorial sulla ricucitura delle mascherine. Altre perla: il trasferimento in Arezzo di fabbrica posta in Civitella.
Dispiace sapere che Ghinelli utilizzava un metodo di controllo illegale, la legge vale in primis per le istituzioni. E la ottusità della norma non vale a giustificazione, basta pensare il richiamo al regio decreto che verrà implementato coi verbali comunali. Sostanza, non fuffa, please. Basta teatrino.
Insomma Ghinelli zitto non può stare, deve sfruttare questa opportunità per i suoi fini politici sparando infamia sul governo nazionale (che non ha dato retta se non tardivamente alle sensazioni che gli vorticavano in testa), peggio quando dice che non vuole esprimere giudizi, ma si era fatto appena scappare la parola “confusione” circa i provvedimenti del governo.
Lui ringrazia Tizio, ringrazia Caio, notoriamente suoi elettori o supporter trascurando tutti coloro che nel proprio piccolo e in silenzio si stanno adoperando per le persone più fragili. Graziaddio, non hanno bisogno di finire in tv perchè hanno donato 200 euro, anzi non sentono proprio bisogno di ringraziamento perchè lo vedono negli occhi di chi beneficia del loro sforzo. Chiedono magari di poter essere meglio coordinati, ma questo non fa audience per il sindaco. Quindi si preferisce dare lustro a certi e non a altri.
E’ facile immaginare i motivi del silenzio del candidato Ralli. Sta zitto a fare il medico. Non vuole sottrarre un minuto del suo tempo a sbugiardare l’altro candidato. Ci sono cose più importanti che farsi belli colla mascherina, mentre in tanti che ne avrebbero ben diritto non l’hanno. E buscheranno il coronavirus, invece di andare a girare i tanto apprezzati filmatini del Ghinelli (che deve essere attività indifferibile e necessaria). Filmati ove i suoi supporter mettono le faccine.
Non si fa così, ma è abitudine di questa leva politica: la presidente della Provincia che con “disprezzo del pericolo” consegna le mascherine anche se non rispondessero ai requisiti di legge, confidando che gli aretini le portino aranci se andasse in carcere.
Se la mettono in carcere perché -a pari di Ghinelli- non avesse fornito, nei tempi dovuti, materiali prescritti ai dipendenti sappia che io le arance non gliele porto: gliele tiro.
Purtroppo è triste gara a chi è peggio, vedere un assessore regionale scaricare scatoloni dal furgone proprio nel piazzale dove i media arrivano meglio è una messa in scena che offende tutti gli operatori del sistema sanitario che sono in prima fila non per le telecamere, ma per assistere la popolazione colpita.
Il 22.3, consultando il suo pallottoliere, Ghinelli prevede 40 contagi in città al picco e 200 in provincia, sarebbe bello, ma ci vuole che la Madonna del conforto interceda per la città, come in passato. Lui, un miracolo lo ha già avuto: questo dramma attenua i problemi intorno alla giunta.