La filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP fra crisi e opportunita’

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Istituzioni, allevatori e tecnici si sono incontrati in un convegno sul futuro della Chianina, fra crisi e opportunità

La filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP a confronto sulla crisi del momento, fra aumento dei costi e rilancio

 

Ponte Presale (Sestino di Arezzo). Aumento dei costi delle materie prime e dei servizi, cambiamenti climatici che limitano i pascoli in alcuni periodi dell’anno, mancata vendita dei capi di bestiame con conseguenze economiche e nella gestione delle stalle. Sono queste le criticità principali emerse dal convegno “Quale futuro per la Chianina nella zona di origine? Oltre la crisi, quali opportunità?”, che, nei giorni scorsi, ha messo a confronto istituzioni, allevatori e tecnici sul futuro della Chianina di fronte all’aumento generale dei costi e sulla necessità di valorizzare sempre di più il legame fra razza, territorio e certificazione Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP. L’appuntamento è stato organizzato dal Consorzio di tutela “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP” insieme ai Comuni di Sestino e Badia Tedalda nell’ambito della Mostra Nazionale della Chianina a Ponte Presale (Sestino di Arezzo).

 

“L’intero settore zootecnico è in difficoltà a livello nazionale – ha detto il direttore del Consorzio di tutela Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, Andrea Petrini, aprendo il convegno – e occasioni come questo convegno sono fondamentali per confrontarsi e fare squadra insieme a tutti gli attori della filiera. Grazie al contributo di istituzioni, allevatori e tecnici, abbiamo potuto analizzare le criticità che interessano, in particolare, il settore del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP e capire quali sono le opportunità di rilancio di fronte a un aumento generale dei costi di produzione e ad altre problematiche che, in questo particolare momento storico, stanno affliggendo le nostre razze e il mercato delle carni, mettendo a rischio il futuro di molti allevamenti”.

 

Le criticità che stanno vivendo gli allevatori sono state illustrate da Gloria Datti, con un focus sulla produzione del vitello da ristallo, e da Guglielmo Manfrini, con un intervento dedicato alle criticità nella fase di ingrasso. “La siccità e la mancanza di pascoli adeguati – ha detto Gloria Datti – rende necessario acquistare foraggi con costi che si aggiungono ai rincari della produzione, dalle materie prime ai consumi energetici, e a un calo delle vendite dei vitelli da ristallo. Quest’ultimo aspetto porta ad avere nelle stalle numerosi vitelli che rimangono oltre i 6 mesi previsti per lo svezzamento e la successiva vendita, con un aumento dei costi di gestione delle stalle stesse che sta diventando insostenibile”. “L’allevamento da ingrasso – ha aggiunto Guglielmo Manfrini – sta vivendo forti difficoltà a causa dell’aumento generale dei costi di produzione e di una conseguente diminuzione dei margini aziendali. Il confronto con tutti i soggetti della filiera è importante per cercare di risolvere il problema e gestire la minore richiesta da parte della GDO e delle macellerie”.

 

L’impegno delle istituzioni per valorizzare una zootecnia di qualità come primo anello della filiera è stato, invece, al centro dell’intervento di Gennaro Giliberti, dirigente del settore Produzioni agricole, vegetali e zootecniche della Regione Toscana, che ha illustrato il percorso di qualificazione del settore zootecnico da latte e da carne per favorire un maggiore benessere animale e la sua riconoscibilità da parte del consumatore. Il percorso coinvolge Mipaaf, Istituto zooprofilattico, associazioni dei produttori e Consorzi di tutela.

 

A tirare le fila del convegno è stato Stefano Mengoli, presidente del Consorzio di tutela Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP. “La zootecnia – ha detto Mengoli – risente dell’aumento dei costi di produzione, a partire da materie prime, energia e carburanti. Questo grava sul prezzo finale del prodotto e dobbiamo chiedere di più a un mercato che non riesce ad assorbire il prodotto a un prezzo più alto. In questo contesto, e di fronte al difficile momento storico che stiamo vivendo, è fondamentale valorizzare sempre di più il legame che unisce razza, territorio e certificazione Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, tutelando la qualità dell’intera filiera, dall’allevatore al consumatore”.

 

Il convegno ha visto anche la partecipazione di Andrea Begliomini, in rappresentanza dell’Associazione regionale allevatori Toscana, che promuove controlli funzionali per il miglioramento genetico dei bovini e altri servizi rivolti agli allevatori. Insieme a lui anche Marco Magnani, per il laboratorio CEM, Cooperativa Esercenti Macellai di Cesena, che si occupa di sezionamento e confezionamento delle carni e che sta portando avanti un progetto di trasformazione e produzione di carni confezionate rivolto soprattutto alla GDO, insieme al Consorzio di tutela Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP.

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