LA DOLCE VITA: CINEMA DI SIMBOLI E CONTRASTI

0

Simbologia ricercata, quella di Fellini ne La Dolce Vita.

Sfugge all’occhio distratto di chi guarda senza vedere, senza andare oltre, senza avere idee ed intuizioni.

Correva l’anno 1960 quando questa pietra miliare cinematografica fece il suo debutto sul grande schermo.

Un viaggio, più che un film, attraverso la “dolce” vita romana vissuta dall’interno alla fine degli anni cinquanta.

Ottenendo quattro candidature, la pellicola ha vinto un Premio Oscar, oltre a molte altre riconoscenze.

Il protagonista Marcello Rubini, abilmente interpretato da Marcello Mastroianni, è un giornalista scandalistico esperto in cronaca mondana. Egli coltiva però in cuor suo la più alta ambizione di poter divenir un romanziere.

Marcello è protagonista e testimone degli episodi che compongono il film. Grazie al suo mestiere, è spettatore attivo della vita del jet-set romano, apparentemente gratificante ma non privo di miseria e drammi nel suo nevrotico tran tran.

Mastroianni, alias Rubini, guida lo spettatore come un Virgilio dantesco tra i vizi di Roma, anche i più celati, in una storia colma di racconti frammentati.

Non tutti sapranno che il termine “paparazzi”, che attribuiamo ai fotografi affamati di scoop, sempre pronti ad immortalare personaggi dello star system, deriva proprio da La Dolce Vita di Fellini quando, a un tale di nome Paparazzo, venne indicato da Marcello Rubini di scattare foto ad una nobile.

Impossibile dimenticare l’iconografica scena della Fontana di Trevi tra Marcello Mastroianni ed Anita Ekberg. Qui lo scenario è ricco di contrasti che finiscono per divenire complementari fra di loro.

La nordica Anita, pur essendo ancora in inverno, senza alcuna difficoltà resiste a bagno per ore. Marcello Mastroianni, mediterraneo, nonostante la tuta da sub, soffre il freddo dell’acqua gelida nella notte romana. Forse, allora, un po’ di vodka può aiutare. Queste le premesse per girare la famosa scena nella fontana. Qui emergono due elementi chiave: il gatto bianco ed il latte.

Anita viene dapprima inquadrata sola. Si muove sinuosa come una Diva con un gattino bianco in testa. L’atmosfera è incantata e la stupefacente bellezza di Roma fa da cornice. Il piccolo gattino bianco sta in equilibrio funambolesco fra la soffice chioma bionda di Anita. Giunta alla fontana, affascinata da tale bellezza, ella si tuffa e Marcello, poco dopo, arriva con un bicchiere di latte che offrirà da bere al piccolo gatto.

Simbolicamente, il micetto fra i capelli della Ekberg, significava la semplicità, la naturalezza; il suo colore bianco incarnava la purezza, il vivo istinto fanciullesco. E allora che sia benvenuto l’inaspettato, con quell’ebbrezza di follia che ci fa conoscere, anche per un solo istante, il meraviglioso.

Difficile staccare la testa dall’immagine di questa utopica scena, resa reale solo dal grande maestro Fellini sul grande schermo.

Passiamo ora al volto angelico di una ragazzina che rappresenta l’innocenza in un mondo corrotto, ben conosciuto da Mastroianni.

Parliamo di Valeria Ciangottini che nel film interpreta la piccola Paola, una giovane ragazza acqua e sapone, pura, limpida, innocente e incorrotta. Nella scena in spiaggia sul litorale romano, Paolina saluta Marcello ma si evince tra i due un’incomunicabilità. Evidente il contrasto tra il candore di lei e il vizioso vortice in cui è imprigionato lui senza riuscire ad uscirne.