INVISIBILI – Quelli delle pulizie sui treni

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INVISIBILI – Quelli delle pulizie sui treni

Molto spesso non vediamo ciò che abbiamo davanti agli occhi. Non lo vediamo, perché non ci interessa, perché lo diamo per scontato, perché non lo degniamo di uno sguardo. E, così, quella certa persona, creatura, cosa, diventa per noi trasparente. Mi pare che questa “trasparenza”, purtroppo, riguardi anche le persone che, in tute arancioni o gialle, a seconda delle cooperative per cui lavorano, passano tra i viaggiatori dei treni regionali della Toscana per svolgere il loro importante servizio di pulizia, mentre il convoglio percorre il suo itinerario. E’ un servizio istituito dalla Regione Toscana, appunto, una decina di anni fa; da quel momento, data la mia vocazione di pendolare, posso personalmente testimoniare che le carrozze e, soprattutto, le toilette hanno un altro aspetto – un aspetto civile. Queste persone, uomini e donne, giovani e un po’ meno giovani, di diverso colore della pelle, tengono in ordine le carrozze, svuotando i contenitori dei rifiuti e anche, quando i viaggiatori sono pochi, pulendo con disinfettante i sedili e i poggiatesta dei posti vuoti. Molto importante, poi, è la pulizia delle toilette – water, lavabi e pavimenti – che vengono anche rifornite della necessaria carta igienica. Che questo servizio funzioni bene, che le persone addette lavorino con scrupolo, lo si nota soprattutto nel loro giorno di riposo, che è, mi sembra, la domenica. Infatti, basta una giornata, a volte anche solo mezza, per trovare le toilette sporche, prive dei rotoli di carta igienica, che magari qualche gentil viaggiatore si è divertito (?) a buttare per terra o a inzuppare d’acqua nel lavabo. Insomma, basta una giornata di sosta di questi preziosi lavoratori per trovare quello che nella parlata toscana si definisce un “troiaio” o un “porcaio”. Ebbene, mai che mi sia capitato di vedere un viaggiatore o una viaggiatrice rivolgere un saluto, un ringraziamento a uno di questi lavoratori. Spero però che sia accaduto, spero che accada, almeno di quando in quando. Ma che queste persone non siano abituate a ricevere un “grazie” lo dimostra il fatto che, quando capita a me di dirglielo, mi guardano come se fossi un marziano. Ed è un peccato, perché il loro impegno merita di avere il giusto riconoscimento proprio da chi viene servito, e quasi riverito, mentre sta viaggiando.

Annapaola Laldi, consulente Aduc

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