E’ la “terra dei fuochi” toscana. Inchiesta della Procura antimafia: nei guai TCA e Chimet per traffico di rifiuti pericolosi

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Inchiesta Keu, 26 persone e 6 aziende a processo: sono 32 gli avvisi di conclusione indagine recapitati dalla Dda di Firenze.

Tra questi anche l’avvocato Marco Manneschi di Arezzo, presidente della TCA ed ex consigliere regionale.

 

Oggi 24 novembre, la Procura distrettuale antimafia di Firenze ha chiuso le indagini preliminari notificando 26 avvisi di conclusione indagini a imprenditori, esponenti politici e dirigenti di enti pubblici a vario titolo coinvolti in quello che è stato definito lo scandalo keu. All’atto segue la richiesta di rinvio a giudizio e quindi l’apertura del processo.

Tra le persone raggiunte dall’avviso ci sono i vertici del consorzio dei conciatori, funzionari, dirigenti regionali, politici. I fanghi tossici di conceria erano affidati alla ditta Le Rose, i cui titolari, secondo il capo d’imputazione sarebbero legate alle cosche di ‘Ndrangheta dei Grande Aracri e dei Gallace. Ma nell’inchiesta finiscono anche due note aziende aretine che avrebbero conferito i loro veleni proprio ai Le Rose.

Indagati inoltre i legali rappresentanti dell’Associazione conciatori, del consorzio depuratore di Santa Croce sull’Arno, del consorzio Aquarno, della “Lerose srl”, della Tca, della Chimet spa.

Marco Manneschi, presidente TCA

Sono due nomi di primissimo piano dell’economia aretina le aziende del distretto orafo coinvolte la Tca, ditta specializzata in finiture in metallo a Capolona, Chimet, società attiva nel recupero di metalli preziosi da rifiuti industriali ad Arezzo, sono due realtà storiche. La prima, fondata nel 1977, oggi conta oltre 100 dipendenti. In costante crescita, lo scorso anno ha chiuso con un fatturato da 1 miliardo e 238 milioni di euro: sul registro degli indagati sono finiti in tre, Claudio Guadagnoli, Marco Manneschi e Claudio Tavanti, tutti già capo azienda. Ancora più grande la Chimet: nata nel 1976, ha generato oltre 4 miliardi di fatturato nel 2021 grazie alle attività connesse nel recupero dei metalli risultando tra le primissime (se non la numero uno) aziende dell’aretino.

Le accuse sono contestate in questo caso a due dirigenti e all’ad Luca Benvenuti. Di fatto entrambe le imprese sono accusate di traffico di rifiuti pericolosi, con false classificazioni, trasporti con formulari falsi e conferimenti (all’impianto di smaltimento Lerose di Bucine) per un recupero non consentito. Secondo le accuse, la Tca “una volta indebitamente classificato il rifiuto” lo avrebbe avviato a “un trattamento per recupero come se fosse un rifiuto non pericoloso, facendolo figurare falsamente come idoneo per la produzione di aggregati riciclati o conglomerati cementizi per l’edilizia”. L’azienda avrebbe compilato “i formulari di trasporto contenenti dati falsi, attribuendogli un codice non pericoloso assoluto”. La quantità di rifiuti destinati all’impianto di Lerose è impressionante: oltre 12 mila tonnellate dal 2013 al 2020, con conseguente profitto da 2 milioni e 894 mila euro. Non solo. Campioni dei rifiuti analizzati presso Tca sarebbero risultati cancerogeni, corrosivi e ecotossici.

Ricostruzione analoga viene fatta per la Chimet che avrebbe declassato i rifiuti come non pericolosi. Anche in questo caso alcuni campioni analizzati sono risultati cancerogeni, corrosivi ed ecotossici. Oltre 15 mila le tonnellate di scarti che dal 2017 al 2020 sarebbero stati destinati all’impianto Lerose, da cui sarebbe derivato un profitto di poco meno di 4 milioni di euro.

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