Il vuoto della politica

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Il vuoto della politica

Qualche mese fa facemmo una riflessione sulla “stanchezza” di democrazia. Oggi alla luce dell’andamento delle elezioni politiche ci viene quasi da rassegnarci alla crisi grave della politica e al rischio reale cui sono sottoposti i sistemi democratici, il nostro compreso. Premesso che noi non ci stanchiamo, il problema non è chi ha vinto e chi ha perso. E’ piuttosto il quasi 40% di non votanti. E’ qui che si manifesta quella che abbiano chiamato “stanchezza” di democrazia. Si dirà che altri paesi democratici già da tempo avevano queste percentuali di astensioni e di votanti. Tutto vero, ma questo non ci tranquillizza, anzi ci aumenta la preoccupazione. Quando pensiamo all’assalto alla camera dei deputati negli Usa, guidata e sollecitata (almeno così sembra) da un ex presidente (anzi sarebbe più giusto dire da un Presidente ancora in carica, ma con le elezioni perse), vediamo tutti i rischi cui stanno andando incontro i sistemi democratici. Il diffondersi di governi sovranisti/populisti, anche nella vecchia Europa (vedi Ungheria di Orban, o la Polonia, per non parlare della Russia di Putin, che una vera democrazia non l’ha mai vista e dove stanno risorgendo le nostalgie zariste, con relativi sogni di onnipotenza) stanno a dimostrare che la democrazia per tanti non è una scelta unica irrinunciabile.

Come era bello ( ci verrebbe da dire) il mondo bipolare, da una parte la Nato e dall’altra l’Unione sovietica con il patto di Varsavia. Almeno si sapeva con chi parlare.

Oggi siamo in balia di tirannelli, che si ammantano di nazionalismo populistico per garantirsi il consenso che li perpetua al potere., anche con i ricatti alle altre nazioni.

Anche l’Italia sta andando in questa direzione?

Non per il successo elettorale della Meloni e di Fratelli d’Italia. Ma per il vuoto della politica in cui da sempre prolificano i regimi autocratici, e oggi diremmo le democrature.

C’è una immagine visiva che da sola spiega questo vuoto, o almeno lo rappresenta.

Il giorno prima delle elezioni abbiamo fatto un giro nei luoghi in cui dovrebbero essere esposti i manifesti elettorali, con la propaganda dei diversi partiti e candidati. Praticamente vuoti. Il Comune aveva fatto il suo dovere mettendo a disposizione gli spazi elettorali previsti per legge. Ma…quasi nessun partito li aveva usati.

Mancanza di attacchini volontari? Menefreghismo? Sostituzione dei manifesti stampati con i social network?

Sicuramente le nuove modalità di comunicazione dell’era digitale hanno influito. Ma questo aumenta il pericolo per la democrazia. E’ noto che i social non aiutano la riflessione né l’informazione seria. Servono più alla propaganda ed alla manipolazione delle menti. La fine della politica militante, con le riunioni di sezione, i confronti tra aderenti alle diverse compagini politiche, ha trasformato la politica in una piattaforma informatica internettiana, in cui, come volevano i 5S, uno vale uno, quindi l’ignoranza vale quanto e più della conoscenza e della competenza.

A forza di parlare di casta…non abbiamo demolitola casta, ma la democrazia, il suo funzionamento, la sua credibilità, stimolando un pericoloso populismo, fatto di rancore, di ribellione, di revanchismo, ma che non ha alcuna connessione con il concetto di rivoluzione di marxiana memoria. E nemmeno con il concetto di riformismo delle socialdemocrazie. A forza di demolire l’ideologia abbiamo demolito le idee.

Una cosa, infatti, accomuna le varie forze politiche che si sono presentate alle elezioni: la mancanza di “ideologia”, nel senso di un progetto di società futura ben delineato e comprensibile. Oddio, qualcuno una sua ideologia ce l’aveva, ce l’ha, ed ha cercato anche di nasconderla. Ma rischia di portarci a un secolo fa. E noi non vorremmo rivivere quel passato!

Di questi tempi bisognerebbe rendere obbligatorio lo studio del saggio di Etienne de la Boétie, “Discorso sulla servitù volontaria”.

“…vedere un infinito numero di uomini non obbedire ma servire, non essere governati, ma tiranneggiati…da uno solo! E non da un Ercole o da un Sansone, ma da un ometto che nella maggior parte dei casi è l’essere più codardo ed effeminato di tutta la nazione...”

Poi Etienne continua e ribadisce: “E’ veramente sorprendente vedere milioni di uomini miseramente asserviti…non perchè costretti da una forza più grande, ma perché incantati e affascinati dal solo nome di uno”.

Questo scriveva Etienne nel ‘500. Ma, mutatis mutandis, come direbbero i latini, può valere anche per questa nostra complicata stagione.

La crisi della politica, il disinteresse, la mancanza di partecipazione sono l’anticamera della “servitù volontaria”

Circolo Arturo Bibbiena e Poppi

Giorgio Renzi e Luca Tafi

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