Il soccorso rosso a Giorgia Meloni 

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Il soccorso rosso a Giorgia Meloni 
Uno spettro si aggira per l’Italia (scusate la citazione distorta di Marx): la melonite!
Abbiamo un primo ministro donna per la prima volta, e va bene, ne siamo felici.
Ma non basta il sesso a fare una cultura politica. E già cominciamo a vederlo.
Ma quello che più mi ha sorpreso è stata non solo una certa tolleranza, ma una quasi esaltazione della donna premier da parte di una certa intellettualità una volta ritenuta di sinistra, o almeno progressista, che nel frattempo si affanna a sparare sulla sinistra e sul PD
Tranquilli, cari intellettuali mediatici, La Meloni non ha bisogno del vostro consenso e del vostro apporto. Ci pensa già la Pravda italiana (la Verità di Belpietro) e altri organi di informazione collegati, (anche diversi canali RAI si sono già adeguati!). A meno che non vogliate accreditarvi con il nuovo governo, secondo il trasformismo che ha contraddistinto la storia politica italiana.
Il problema non è spellarsi le mani per il leader donna. E’ valutare le scelte e la cultura che esprime. Senza pregiudizi, certo, ma anche senza piaggeria. E soprattutto non cadere nel tranello di farsi fuorviare da qualche slogan apparentemente progressista o comunque condivisibile.
Prendiamo l’esempio del “merito” su cui si è accesa una gran discussione dopo che è stato istituito il Ministero della Istruzione e del Merito.
Insigni intellettuali sono scesi in campo attaccando la sinistra perché non avrebbe difeso il merito e perché contestava (in realtà solo alcuni, non tutti) la denominazione del nuovo ministero, dissertando sull’importanza del merito. Ma poco avendo capito della bandiera ideologica del nuovo governo.
Come ha già detto qualcuno, a me sarebbe piaciuto che il Ministero si fosse chiamato della “Pubblica” Istruzione, come era una volta (sulla eliminazione di “pubblica” la sinistra ha forti responsabilità, soprattutto per le scelte ai tempi di Luigi Berlinguer, nell’era della sbornia liberista). Ma sarebbe pretendere troppo.
Da ex insegnante non nego di aver provato disagio e malessere di fronte a questa scelta.
Qualcuno dirà: non credi nel merito? Certo che credo nel merito. Magari avrei preferito che tale denominazione fosse inserita in qualche altro ministero (Come Funzione Pubblica, Lavoro ecc), ma averlo messo nel ministero della Istruzione mi sembra un messaggio fuorviante, che non tiene conto del ruolo e della finalità della scuola, così come stabilisce anche la Costituzione Italiana.
Leggo giuste considerazioni sul “merito”, ma inserite in una confusione concettuale
Prendo ad esempio di questa confusione concettuale, l’articolo di Pietro Ichino sulla Repubblica del 28/10, dal titolo “Perché la sinistra deve credere nel merito”.
Ichino dice cose condivisibili nel corso dell’articolo e sembra condividere la scelta del nuovo governo di chiamare il ministero della Istruzione anche del Merito. Ma le considerazioni che fa poi non hanno niente a che vedere con il ruolo della scuola né con la nuova denominazione del Ministero. Parla del miglioramento della qualità dell’insegnamento ( e chi non è d’accordo?),poi attacca il lavoro degli insegnanti, praticamente ci dice che ci sono molti incompetenti e vagabondi. Non voglio difendere la classe insegnante a prescindere: per esperienza personale posso dire che ho conosciuto anche io docenti poco preparati e qualcuno anche “vagabondo”. Ma riconosciamo che la classe insegnante è fatta in maggior parte da persone responsabili, che per uno stipendio miserrimo danno tutto il possibile. Non è colpa loro se vengono sbattuti ogni anno in scuole diverse costringendoli a ricominciare tutto da capo e impedendo loro un progetto educativo pluriennale. Poi domando a Ichino: chi dovrebbe controllare il lavoro dei docenti? I Dirigenti Scolastici (quelli che una volta si chiamavano Presidi)? Ma chi sceglie e controlla i Dirigenti? Lo sa Ichino come sono stati tanti corsi per la nomina a Dirigenti?
Forse dovremmo ridiscutere anche la cosiddetta “autonomia scolastica”.
Poi Ichino passa a parlare dei “servizi al mercato del lavoro”, confondendo ancora una volta il ruolo della scuola con quello della formazione professionale, Se le imprese non trovano le professionalità adatte alle loro esigenze tecniche, non è un responsabilità della scuola. Quello che non funziona è il sistema della formazione professionale affidato alle Regioni. (Qui sì che ci sarebbe da rivedere tutto, altro che autonomia differenziata!)
Ma che cosa ha a che fare tutto questo con la scelta del governo di istituire il Ministero della “Istruzione e del Merito”?
Insomma a me sembra che lo sport preferito degli intellettuali già progressisti sia attaccare la sinistra, le sue insufficienze (reali), di fatto indirettamente esaltando la Meloni, presa quasi ad esempio di qualità morale, intellettuale…ideologica.
Mi capita ora sottomano un articolo di Gianfranco Pasquino, tanto per cambiare sulle “inadeguatezze politiche e identitarie delle opposizioni” (Domani, 2 novembre).
Ma non è che alla sinistra sono mancati gli intellettuali? Non è che le carenze delle opposizioni sono dovute alla scomparsa, o alla insufficienza, di una classe di intellettuali , che avrebbe avuto il compito di elaborare la base culturale di una nuova sinistra?
Cari intellettuali, fatevi qualche volta un po’ di esame di coscienza, anche sulle vostre carenze e insufficienze. Mi verrebbe da dire, se la sinistra ha perso l’egemonia culturale è perché non ci sono più gli intellettuali di una volta!
Giorgio Renzi

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