Il Kechì Kinnor dell’Orchestra Multietnica di Arezzo per il Giorno della Memoria

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Il Kechì Kinnor dell’Orchestra Multietnica di Arezzo per il Giorno della Memoria

Partirà da Helsinki, in Finlandia, il viaggio dell’orchestra aretina per ricordare la Shoah e commemorare le vittime dell’Olocausto nazifascista nel ricordo del 27 gennaio 1945, data della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz

L’Orchestra Multietnica di Arezzo, con i suoi Solisti, torna in viaggio per ricordare la Shoah e commemorare le vittime dell’Olocausto nazifascista e lo sterminio di oltre 15 milioni di “indesiderabili” tra il 1933 e il 1945: ebrei, slavi dell’Europa orientale, afro-tedeschi, oppositori politici, massoni, rom, sinti, jenish, testimoni di Geova, pentecostali, omosessuali e portatori di handicap fisici e/o mentali. Un viaggio necessario che inizierà giovedì 19 gennaio alle ore 18:00 presso la Chiesa tedesca di Helsinki, per un Giorno della Memoria da non dimenticare, nel ricordo di quel 27 gennaio 1945 in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

L’Orchestra Multietnica di Arezzo, con il suo racconto dell’Italia delle mille culture, delle minoranze e delle differenze, si esibirà in Finlandia con il concerto dal titolo “Kechì Kinnòr (prendi il violino)”, un progetto di Enrico Fink per un’occasione d’incontro preziosa voluta dall’Istituto Italiano di Cultura di Helsinki e la Congregazione evangelico-luterana tedesca. Attraverso i canti delle tradizioni ebraiche in Italia prenderà dunque vita, anche nella capitale finlandese, la lunga storia di una minoranza presente nella penisola da più di duemila anni. Una storia di convivenza ma anche di separazione forzata, di ghetti ma anche di scambio e di collaborazione; una storia le cui contraddizioni culminano in quei cento anni a cavallo di due secoli, in cui gli ebrei passano dal raggiungimento della completa cittadinanza e uguaglianza di fronte alla legge, all’essere oggetto della persecuzione più accesa.

Protagonisti dell’evento, prodotto da Officine della Cultura con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Toscana, saranno Enrico Fink (voce, flauto), Luca Baldini (basso), Massimiliano Dragoni (salterio, percussioni), Massimo Ferri (chitarra, bouzouki), Gianni Micheli (clarinetto basso) e Mariel Tahiraj (violino).

Di nuovo in Italia lo spettacolo “Kechì Kinnòr (prendi il violino)” raggiungerà Vercelli (23 gennaio), Firenze (26 gennaio), Forte dei Marmi (27 gennaio) ed Assisi (30 gennaio) in un dialogo non solo con il pubblico serale ma con gli studenti delle scuole primarie e secondarie portatori ormai di un vissuto generazionale in cui la presenza viva, quotidiana e in molti casi familiare con chi ha dovuto vivere l’Olocausto sulla propria pelle, a tanti anni di distanza, si fa sempre più lontana rendendo ancora più necessario l’incontro con chi, di quella memoria, si è fatto portatore e voce narrante.

Il sestetto dei Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, sempre in occasione del Giorno della Memoria 2023, si esibirà infine a Pistoia domenica 29 gennaio alle ore 17 in occasione della rassegna “Le parole di Hurbinek”, nello spettacolo “Le tre notti del ’43 | Giorgio Bassani, Florestano Vancini e Guido Fink”, scritto da Enrico Fink e prodotto da Officine della Cultura per raccontare una delle pagine più oscure della nostra storia. Ferrara, 15 novembre 1943. Le squadracce fasciste compiono una retata di ebrei e antifascisti che culmina con l’eccidio del Castello Estense in quello che oggi si chiama Corso Martiri della Libertà. Lo spettacolo ricostruisce la paura di quella notte e i silenzi che la seguirono, prendendo spunto da testimonianze dirette (in particolare quella di Guido Fink, padre dell’autore), dal racconto «Una notte del ‘43» di Giorgio Bassani, dal film che ne trasse Florestano Vancini. Ne viene fuori un percorso in musica e parola intorno a una delle pagine più oscure della nostra storia, una riflessione quanto mai attuale su un episodio emblematico delle responsabilità italiane durante il fascismo. “La parte difficile della memoria non è ricordare le vittime, tributar loro onori lapidi e commemorazioni. Non è guardare con la ovvia, umana pietà i corpi di quei martiri sotto il muretto, davanti al castello. La parte difficile è girare la cinepresa, così come avviene nel film; e guardare i carnefici, e riconoscerli per quello che sono. I nostri”.

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