Il futuro delle possime generazioni è nelle nostre scelte

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di Alessandro Artini

Ponendo una premessa a un articolo che parla di un convegno sui rifiuti, corro il rischio di demotivare il lettore. Eppure, la premessa è in sé una notizia, perché quando il soggetto che gestisce i nostri rifiuti cittadini (e non solo), Aisa, accetta di dibattere, nel contesto di un’arena pubblica, con i suoi più acuminati critici, offre di sé una bella immagine. In un contesto mediatico di “bolle”, all’interno delle quali i soggetti dialogano sostanzialmente con chi ha idee simile alle proprie, un convegno che ospiti pensatori divergenti rappresenta un buon auspicio per il libero pensiero e per le istituzioni democratiche.

Adesso, dopo aver constatato la forte attualità del tema, nell’epoca della convivenza cittadina tra umani, cinghiali, roditori e piattole, come dimostra plasticamente la nostra capitale e scusandomi per i tagli e le eventuali omissioni del racconto (un convegno non può essere affrontato in maniera oggettiva), passo alla cronaca.

Il convegno si tiene presso Aisa, a S. Zeno, venerdì 27 maggio e viene aperto dall’ing. Marzio Lasagni, direttore generale di Aisa, e da Giacomo Cherici, presidente del Consiglio di amministrazione. Quest’ultimo precisa come la centrale di Aisa in realtà non sia un termovalorizzatore per rifiuti urbani indifferenziati, ma un impianto per processare gli scarti della raccolta differenziata e nel futuro qualsiasi tipologia di fonte rinnovabile per produrre, oltre ad energia elettrica e termica, come accade ora, anche biometano, idrogeno verde e bioalcoli. Questa prospettiva viene ribadita dal sindaco Ghinelli, che precisa come gli impianti di Aisa, nati più di venti anni fa, siano tutt’oggi all’avanguardia, essendo stati via via aggiornati secondo le migliori tecnologie. Entro l’anno si andrà a produrre anche biometano da mettere a disposizione dei cittadini, attuando un modello di economia circolare.

Dopo i saluti di altre istituzioni e in particolare della dottoressa Carmela Pace, Presidente nazionale di Unicef, che parla tramite un video, interviene il pediatra Giovanni Poggini, anche lui membro del direttivo Unicef. Il nesso tra equilibrio ambientale e salute dei bambini è ben presente nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989.

Quella climatica è anche una crisi dei diritti dei bambini, che sono a rischio di incolumità, perché più vulnerabili degli adulti agli stress e ai rischi ambientali. L’esposizione a tossine nocive, inoltre, provoca danni allo sviluppo dell’intelligenza. Difficile immaginare come la diarrea, una malattia che in Europa non è certo grave, in altre parti del mondo, quando è causata dall’inquinamento dell’acqua, rappresenti un pericolo mortale.

L’inquinamento atmosferico, nel nostro Paese, espone i bambini a conseguenze come asma e allergie. Ci sono anche rischi di neoplasie e di alterazione del genoma.

L’ex questore Felice Addonizio, in rappresentanza del Lions Club Arezzo, tratta il nesso tra rifiuti e criminalità. Il traffico dei rifiuti, spiega, produce un enorme ricchezza (“Trasi munnizza e niesci oro”, così si esprime un esperto, in dialetto siciliano). Le discariche richiedono certificazioni e la criminalità dispone di tecnici compiacenti. Poi, per evitare ulteriori controlli, si dà fuoco alle discariche stesse, come nella Terra dei fuochi. Quando il trattamento dei rifiuti richiede una lunga filiera (dalla Sicilia alla Germania, ad esempio), la mafia ha più occasioni per intervenire. Quello dei rifiuti pare essere un problema secondario, rispetto ad altri e questa sottovalutazione favorisce la criminalità. Racconta poi che Roberto Mancini, un poliziotto animato da senso del dovere, venne rapidamente trasferito via dalla Campania. Morirà di cancro, a seguito delle indagini che gli avevano nuociuto alla salute.

In Toscana, la mafia si dedica soprattutto al caporalato e agli investimenti immobiliari, ma in Valdarno una famiglia mafiosa calabrese si è occupata dello smaltimento delle acque della concia.

Il prof. Claudio Clini, esperto in epidemiologia e genetica, già docente ad Harvard ed all’Università di Tor Vergata, che ha lavorato nella direzione antimafia e ha indagato sullo smaltimento dei rifiuti in Sicilia, sostiene che le polemiche sui termovalorizzatori non hanno scientificità: oggi ci sono impianti molto evoluti, come quello di Arezzo, non come quelli di prima generazione. Spiega di avere condotto numerose ricerche anche sul termovalorizzatore di AISA IMPIANTI, basate sull’adozione di biomarcatori contenuti nel sangue e nelle urine. In molti casi, i biomarcatori registrano risultati più elevati presso la popolazione che non vive nei pressi dei termovalorizzatori, ma è esposta, ad esempio, a un traffico di auto molto intenso.

Il giornalista ambientale Diolaiuti, che ha scritto il “Il libro spazzatura”, pone il focus sul tema della comunicazione ai cittadini. Occorre educare le persone alla raccolta differenziata, ma occorre anche comunicare ciò che è stato fatto. Parlare di “Rifiuti zero” è una sciocchezza, ma è certo possibile evitare gli sprechi. L’informazione giornalistica deve essere attenta e costante; con i rifiuti, infine, bisogna essere positivi: essi valgono davvero oro!

Intervengono quindi Enrico Valentini e Maria Rita Cecchini di Legambiente. In Toscana, tra i rifiuti urbani, ve ne sono di speciali molto consistenti e in aumento. Alcuni di essi, inoltre, sono pericolosi e richiedono particolari attenzioni nello smaltimento, ma una parte potrebbe avere nuovamente un utilizzo in altri contesti produttivi. Si tratta, quindi, di favorire una simbiosi industriale, mediante una piattaforma, che presenti la domanda e l’offerta di determinate materie sotto forma di rifiuto. Il tasso di raccolta differenziata nel Nord è più alto che in Toscana e ad Arezzo, purtroppo, la pratica della raccolta differenziata non è molto sviluppata.

L’avvocato Stefano Pasquini presenta la normativa europea e di seguito quella italiana, che ne discende.  Vi sono due principi fondamentali: quello di prevenzione degli squilibri ambientali e quello che si esprime nella regola di far pagare chi inquina. Le norme indirizzano verso un’economia circolare e la gestione dei rifiuti è riconosciuta come un pubblico interesse; la partecipazione e l’accesso alle informazioni ambientali sono un diritto prioritario. La normativa italiana si ispira a principi all’avanguardia, ma poi si consentono delle scappatoie. Per esempio, pur affermando che non si possano smaltire rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quella di produzione, si fa eccezione laddove esistano diversi accordi.

Laura Reali, membro dell’Associazione Culturale Pediatri e importante membro di Medici per l’Ambiente in quanto Presidente regionale di ISDE Lazio, illustra numerose ricerche che dimostrano come l’incenerimento sia indubbiamente dannoso. Si producono, infatti, numerose sostanze tossiche che possono anche modificare il codice genetico delle persone, come dimostrano gli studi di epigenetica. Occorre puntare sul riciclaggio e non sull’incenerimento, che fra l’altro contribuisce all’incremento dei devastanti gas serra.

Gli inceneritori moderni hanno minore impatto, ma quand’anche il funzionamento fosse ottimale, non si eliminano i fumi.

Laura Reali ha fatto poi un accenno anche alle discariche: inevitabilmente ne subisce gli effetti che vive nelle loro vicinanze.

Come si evince da questo elenco di interventi, molti sono stati i temi trattati e spesso con efficacia, da parte dei relatori. Le conclusioni di Marzio Lasagni non possono pretendere un’unanimità di consensi, ma paiono molto condivisibili. L’incenerimento dei rifiuti deve essere azzerato, si può invece parlare di recupero energetico degli scarti della raccolta differenziate come extrema ratio, quando cioè ogni altro modo di trattamento dei rifiuti risulti impossibile, applicando le migliori tecnologie esistenti. Certamente una tale modalità non può avere impatto zero, però le nuove tecnologie hanno consentito che quest’ultimo sia pari a quello delle emissioni di un autobus; inoltre, occorre valutare ciò che succederebbe in assenza di essa. In realtà, molte concrete esperienze già dimostrano ciò che accade e non occorre menzionare solamente gli eventi di aperta illegalità, come quelli della Terra dei fuochi. Anche nelle realtà dove la gestione dei rifiuti non è rimessa alle mafie, quanti veleni derivano all’ambiente dalla mancanza di trattamento e dall’abbandono per strada? Forse è questa la domanda da porsi.