Il diritto di NON votare il Partito che NON c’e’

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Il diritto di NON votare e il Partito che NON c’e’

Le elezioni politiche 2022 passeranno alla storia della repubblica per l’alto, e inaspettato, numero di cittadini italiani che ha rinunciato ad esercitare un diritto sancito dalla costituzione.

I sondaggi delle ultime ore, infatti, vedono aumentare in modo vertiginoso la percentuale di chi ha gia’ deciso che non votera’. L’ipotesi piu’ ottimista e’ che il 35/40% non esprimera’ alcun voto, piu’ di 18 milioni di italiani, quasi un terzo dei 46 milioni e 600 mila aventi diritto. Un vero e proprio esercito.

Le urne del 25 settembre attendono anche 4,7 milioni di nuovi giovani elettori, e i leader politici si sono finalmente resi conto che conquistarli è una delle poche chance che hanno per tentare di modificare risultati elettorali già scritti. E ci hanno provato in tutti i modi, anche i più goffi.

Ma per capire i sentimenti di delusione, e perfino di rabbia, di una generazione che non si sente rappresentata da una classe politica troppo presa a curare i propri interessi, occorre guardare l’andamento dell’astensione tra i 18-34enni a partire dalle ultime elezioni della Prima Repubblica fino alle Politiche del 2018.

Il 5 aprile 1992 votarono 41 milioni di italiani su 47 milioni di aventi diritto, gli astenuti furono il 13%, pari a 6 milioni di cittadini. Alle ultime Politiche del 4 marzo 2018 gli astenuti raddoppiano: 12,5 milioni di italiani non si presentano ai seggi, ovvero il 27% dei 46,5 milioni di aventi diritto. Sempre nel 2018, ed e’ questo il dato che piu’ fa riflettere, non si presento’ ai seggi il 38% dei 18-34enni,

Le ragioni che tengono gli italiani lontani dalle urne sono principalmente due: il fallimento di una classe dirigente obsoleta (i nostri politici sono anagraficamente i piu’ vecchi al mondo) e una sfiducia totale nelle istituzioni da tempo in mano a personaggi spesso corrotti e senza scrupoli. I recenti scandali che hanno colpito al cuore il sistema giudiziario italiano e una criminalita’ dilagante e sempre piu’ impattante la quotidianita’ di ognuno di noi ne sono l’esempio. Oltre ad una totale sfiducia verso la classe politica esistente ritenuta corrotta e inadeguata.

A tutto questo si aggiunge una situazione economica devastante, la piu’ violenta dal dopoguerra, che mette all’angolo i giovani, le fasce deboli e gli imprenditori costretti a bruciare le bollette dell’energia per protestare contro aumenti ingiustificati e insostenibili. E lo Stato, che fagocita miliardi di tasse ogni anno come un animale bulimico, ridotto a distribuire le briciole a un popolo affamato di equita’ e buon senso.

Con queste premesse e un astensionismo stimato al 40% di certo un Parlamento eletto da una minoranza degli Italiani, anche se valido sotto il profilo giuridico, risulterebbe meno autorevole e di fatto privo di credibilità.

Ed e’ in questo scenario che il Partito che non c’e’ si appresta a divenire il primo partito italiano, pur non avendo alcun seggio in Parlamento, ma ingenerando una paura folle in chi ci andra’.
Nel momento in cui il Partito che non c’e’ rappresentera’ la maggioranza nel paese, il Parlamento non sara’ piu’ espressione della maggioranza degli italiani. Ed e’ esattamente in quel momento che il sistema rischiera’ di crollare, privo della legittimazione dei cittadini  che con il proprio voto danno vita alla democrazia. Quegli stessi cittadini che hanno tenuto in vita un teatrino giunto alle sue battute finali.

Ma cosa succede se non si vota? Ci sono conseguenze? Si perde il diritto? Facciamo chiarezza su alcune credenze popolari.

Se non voti per molte volte per il diritto”; oppure “se non voti per piu’ tempo devi chiedere una nuova tessera elettorale”. E ancora: “se non voti non puoi partecipare a un concorso pubblico”. Sono diverse le credenze popolari sulle conseguenze dell’astensione, ma e’ bene sottolineare che si tratta di fake news.

Fino al 1993 votare era un obbligo a cui nessun cittadino poteva sottrarsi secondo il Testo Unico delle Leggi sulle elezioni. Da più di 20 anni pero’ la situazione è cambiata dal momento che per chi non vota non sono previste sanzioni o conseguenze. Spetta all’elettore decidere se e cosa votare e nessuna Istituzione può interferire con il libero arbitrio.

Dunque non c’è alcuna conseguenza giuridica per chi non vota: non ci sono multe o sanzioni e non si perde il diritto che si acquisisce automaticamente al compimento dei 18 anni.

Con lo spauracchio dell’astensionismo, nei politici di professione, la paura fa novanta. Il vecchio Andreotti, in tempi non sospetti, avvertiva i colleghi dell’unico vero pericolo che avrebbero corso: il momento in cui nessuno sarebbe andato piu’ a votare. Ed e’ forse per questo che negli ultimi giorni e’ tutto un fiorire di spot per invogliare gli elettori a recarsi alle urne, anche se la voglia negli italiani e’ indirettamente proporzionale e invece di salire pare scendere.

Votare o non votare e’ dunque il dilemma di domenica 25 settembre. Non chi votare. Le solite facce: un Di Maio, un Renzi, un Berlusconi, un Salvini, una Meloni e tutta la compagnia cantante del PD sono proprio una minestra riscaldata. Facce nuove, vecchie di dieci anni (nel migliore dei casi) che grazie al “rosatellum” andranno comunque in Parlamento, a prescindere dal numero di preferenze, avendo tutti trovato posto nel listino bloccato.

E’ in questo bel quadro che, con l’estate divenuta gia’ ricordo, il primo appuntamento d’autunno per oltre 46 milioni di italiani dovrebbe essere recarsi alle urne per eleggere i nuovi parlamentari della Repubblica Italiana.

E se invece organizzassimo una bella gita fuori porta?

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