Il Cinema Eden a rischio chiusura. A breve una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi

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Il Cinema Eden chiama a raccolta il pubblico della settima arte

Il Cinema Eden di Arezzo a rischio chiusura. Officine della Cultura, gestore delle sale, ha esposto la drammatica situazione legata agli incassi e all’aumento delle spese in un incontro a sorpresa cercando l’attenzione della città e del suo pubblico. Tra poco l’avvio di una campagna di crowdfunding per salvare l’Eden, il cinema d’essai e uno spazio aggregativo per la comunità in centro storico.

Officine della Cultura, gestore delle sale del cinema d’essai d’Arezzo, annuncia il difficile inverno cinematografico che attende gli aretini con la comunicazione del prossimo inizio di una campagna di crowdfunding mirata a salvare l’Eden

Se, come disse Jean Cocteau, “Il cinema è la scrittura moderna il cui inchiostro è la luce”, Arezzo rischia di rimanere senza carta o, se vogliamo, di assistere alla chiusura definitiva dell’unico foglio dedicato alla scrittura cinematografica in centro storico, il Cinema Eden, con un lungo rapporto con Arezzo e le sue generazioni. Per molti, tra i quali lo staff di Officine della Cultura da un decennio gestore delle sale dell’Eden, più un diario che un semplice quaderno di sogni proiettati sulla tela.

I dati, d’altronde, raccontano una crisi del cinema, deflagrata con la pandemia, che va ben oltre Arezzo. Il report Swg – Osservatorio continuativo sull’opinione pubblica italiana – per il Ministero della Cultura presentato il 6 settembre a Venezia dalla sottosegretaria Lucia Borgonzoni parla chiaro: nel 2022 oltre il 60% della popolazione non si è mai recata al cinema. Una cifra ben più alta se pensiamo alla sale d’essai con una programmazione legata a criteri di qualità artistica e di interesse culturale, ahinoi, di nicchia.

Se ne è parlato giovedì 12 ottobre all’Eden in un evento in stile flash mob che ha lasciato il pubblico sorpreso e spiazzato. La proiezione gratuita di un film a sorpresa, con l’invito alla cittadinanza a partecipare, si è infatti rivelata essere la proiezione di una scritta che non offre margini di dubbio: “L’Eden sta chiudendo. E ora? Non ci resta che piangere”.

Massimo Ferri, Presidente di Officine della Cultura, così racconta la situazione attuale del Cinema Eden: «I dati parlano chiaro: il Cinema Eden è in difficoltà. Nonostante i ristori, il tempo della pandemia e dell’attuale crisi dei prezzi energetici, nonché la trasformazione delle abitudini connesse al tempo libero ma anche la politica legata alla distribuzione delle pellicole cinematografiche, fanno sì che gli incassi legati agli ingressi al Cinema Eden, solo parlando dei primi 8 mesi del 2022, siano inferiori di ben oltre il 50% rispetto a quelli del 2019, il primo anno con cui possiamo fare un paragone senza farci prendere dai brividi. Nonostante la curva negativa, finora abbiamo cercato di mantenere alto l’impegno della nostra cooperativa nei confronti dei cinefili della nostra città, di chi ama avere uno spazio in centro storico dedicato al cinema e alla cultura di qualità, delle tante associazioni culturali cittadine che scelgono l’Eden per presentare i propri progetti, nonché di chi ci lavora. Purtroppo con la stagione invernale alle porte non possiamo più permettercelo».

La soluzione economicamente più efficace, data la situazione, è presto detta: chiusura del Cinema Eden e disdetta del contratto di affitto con Carlo Mazzi, proprietario dell’immobile. Ma Officine della Cultura non intende rinunciare ad un presidio culturale così necessario senza aver tentato tutte le strade.

A raccontare il nuovo progetto è dunque Michele Squillace, lavoratore dell’Eden: «A breve Officine della Cultura lancerà una campagna crowdfunding sul sito Produzionidalbasso.com dal titolo “Non ci resta che piangere” per reperire le risorse necessarie per continuare la programmazione del Cinema Eden. Il rapporto tra Arezzo e il Cinema Eden ha una lunga storia che cercheremo in tutti modi di non spezzare, ma il settore fatica a ripartire, le distribuzioni cominciano ora a riaffacciarsi nelle sale e con un duro inverno alle porte abbiamo bisogno dell’affetto del nostro pubblico per superare questo bivio. Venire al cinema, scegliere di vivere il cinema in una sala dedicata con i propri cari, è già il primo grande aiuto di cui abbiamo necessità».

Il dado è tratto. Ciò che non è riuscito a fare il passaggio al digitale, grazie anche agli ultimi 10 anni di gestione a cura di Officine della Cultura, sta riuscendo a questi anni incerti in cui la barbarie umana è tornata a muovere il calendario della storia, pur dopo lo sforzo mondiale per trovare una cura efficace al Covid. La città intera sarà dunque chiamata, in tempi brevi, a prendere posizione nei confronti del proprio Cinema, se staccare o meno la luce all’unica stella del cinema d’essai rimasta in città. Con la consapevolezza di un’eventuale perdita enorme, in termini non solo culturali ma anche e soprattutto sociali.

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