Eutanasia: dichiarato inammissibile il quesito referendario

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di Paolo Tagliaferri

Parlare di morte, di fine vita o di suicidio assistito, sembrerebbe di cattivo gusto in un periodo in cui siamo tutti indubbiamente anestetizzati dalla quotidiana conta delle vittime di questa assurda pandemia. Morti oggi, morti ieri, morti a migliaia e a milioni in giro per il mondo in questi due anni di moderna apocalisse. Siamo diventati insensibili per non dire cinici, tranquillizzati quando in un giorno muoiono in Italia “solo” duecento persone invece che le oltre trecento del giorno prima. Ci sentiamo colpevolmente sollevati scoprendo che molte dipartite, per quanto tragiche, interessano uomini o donne di età molto avanzata o con gravi comorbidità pregresse. Abbiamo bisogno istintivamente e costantemente di trovare conforto alle nostre paure, allontanando in ogni modo il pensiero che quanto stia succedendo possa interessa anche noi. La morte non ci interessa, ed è bene che se ne stia lontana da noi il più possibile. Ci penseremo a suo tempo, quando saremo vecchi e rimbambiti. Quando ci sentiremo inutili pesi per le nostre famiglie e per la collettività. Fino ad allora, pensiamo a godercela.

Ma è una realtà innegabile che esistono tante persone e famiglie che soffrono ogni giorno, talvolta per anni, fra patologia irreversibili e sofferenze indicibili ed intollerabili, condizioni che non possono essere dimenticate o accantonate. Il quesito referendario sul fine vita o meglio sulla “legalizzazione dell’eutanasia”, promosso in questi mesi con una imponente raccolta di firme, oltre 1.200.000, è stato dichiarato ieri, 15 febbraio, non ammissibile. La Corte Costituzionale, in attesa del deposito della sentenza, ha fatto sapere con un comunicato ufficiale di ritenere inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni. Il referendum mirava all’abrogazione parziale dell’art. 579 del codice penale che attualmente punisce l’omicidio del consenziente. Condizione indispensabile, a giudizio dei promotori, a completamento di quei principi già stabiliti dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza n.242/2019 riguardo al cosiddetto suicidio assistito ex art. 580 del codice penale. In tale sentenza la Corte aveva dichiarato la parziale illegittimità costituzionale del citato art.580 non avendo previsto il legislatore di escludere la punibilità di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio di una persona in particolari condizione ovvero quando è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, è affetta da una patologia irreversibile, ha sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili ed pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Oggi in Italia è consentito porre fine alle sofferenze solo dei pazienti per cui risulti sufficiente l’interruzione delle terapie.

Qualche giorno fa era tornato sull’argomento anche Papa Francesco ammonendo che spingere gli anziani verso la morte non è umano né cristiano; l’aiuto per chi soffre non deve essere confuso con derive anch’esse inaccettabili che portano all’Eutanasia.

Ma le ragioni del Comitato promotore del referendum restano per molti aspetti condivisibili così come resta innegabile, per un cristiano, la convinzione che la vita sia sacra ed inviolabile, un dono e un valore assoluto di Dio. Resta l’auspicio che prosegua comunque una riflessione e una discussione seria e serena su un argomento così delicato, doloroso e certamente divisivo, che si possa trovare finalmente una sintesi di verità ma anche di compassione. Nel sito dell’Associazione Luca Coscioni ci sono due frasi che prendo volentieri in prestito.

“Ogni giorno ci sono malati terminali che si suicidano nelle condizioni più terribili. Ammalarsi fa parte della vita, come guarire, morire, nascere, invecchiare, amare. Le buone leggi servono alla vita: per impedire che siano altri a decidere per noi”.