Cronache dal mondo

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di Alessandro Artini

Fra una settimana, massimo dieci giorni, i ricercatori e le autorità di mezzo mondo prevedono che saranno in grado di svelare se l’ennesima variante del virus Sars-cov2, denominata Omicron (quindicesima lettera dell’alfabeto greco) e che pare provenga dal Sudafrica, sia realmente da temere, giustificando queste ore di angoscia. Sapremo se i nostri sogni e le nostre speranze di poter intravedere la fine di questa lunga pandemia siano nuovamente svaniti o se al contrario e come tutti speriamo, si sarà trattato solo di un falso allarme. Eppure, poche ore prima di questa nuova tegola caduta sulle nostre teste, era giunta dal paese del Sol Levante una notizia eccezionale e di tutt’altro tenore ovvero che la famigerata variante delta si stava letteralmente auto estinguendo, ridando libertà e speranza al popolo giapponese e a tutti noi. Ma come ben sappiamo, le buone notizie non fanno “notizia” e svaniscono inesorabilmente in un istante senza neppure darci il tempo di gustarcele. L’incessante prolificare di fatti drammatici e di tragedie non da un attimo di tregua e le buone notizie finiscono aimè nel dimenticatoio.

Venerdì scorso, nel bel mezzo di quel planetario, strombazzato e un po’ ridicolo ‘black friday”, l’apoteosi di un consumismo sfrenato e compulsivo, le borse europee hanno subito gravi perdite (Milano -4,6%) innescate dal timore che una nuova accelerata pandemica possa deprimere i consumi, ostacolando la ripresa di un’economia mondiale sempre più paranoica e totalmente schizofrenica. La nuova variante sta monopolizzando i notiziari di questi giorni rinvigorendo la caccia al parere dell’esperto, del super scienziato di turno che, in base al livello e alla soggettiva propensione, può risultare apocalittico o rassicurante. Ormai anche in fatto di notizie possiamo comodamente scegliere la versione che ci più aggrada così come facciamo quotidianamente per qualsiasi nostro acquisto.

Una settimana, quella scorsa, che non è stata certo avara di fatti drammatici che hanno funestato comunità e singoli individui. Eventi a cui i mass media hanno dedicato un fugace passaggio, come a sottolineare che i fatti che non ci toccano da vicino sono in fondo privi di interesse da parte dell’opinione pubblica.

Mercoledì 24 novembre, un’imbarcazione carica di migranti è affondata nel Canale della Manica durante un tentativo di sbarco sulle coste britanniche. Eventi che purtroppo il nostro Mediterraneo e le nostre coste hanno visto fin troppe volte. 27 persone sono morte. La Procura francese ha riferito che fra le vittime ci sono anche bambini e donne incinte. Sì, bambini e donne incinte, non predoni o barbari invasori. Affogati e dispersi fra le gelide acque che separano l’Europa continentale all’isola britannica, mentre erano a bordo di un gommone che pian piano si è  sgonfiato ed ha imbarcato acqua. Baran 24 anni, una ragazza curda, desiderava raggiungere il fidanzato in Inghilterra, dopo aver tentato, ma senza successo, di accedere legalmente al paese. Partita da Erbin nel curdistan iracheno, insieme ad altre due donne, non è mai arrivata. Questo è quanto accade in Europa, con immediate polemiche e scarichi di responsabilità fra le diplomazie dei due paesi affacciati sulla Manica. Dei bambini non si sa nulla, così come non ha un volto la donne o le donne incinte che erano a bordo del gommone.

Giovedì 25 novembre, nella sterminata regione siberiana, in un incendio scoppiato all’interno di una miniera di carbone sono morte 52 persone, compresi 6 soccorritori. Quella di Listvyazhnaya, in Russia, è uno dei peggiori incidenti della storia recente del paese. Uomini soffocati e divorati dalle fiamme mentre erano a lavorare a 400 metri sottoterra per estrarre il carbone. Niente Smart working per loro. La notizia, battuta dalle varie agenzie di stampa, non dice nulla su chi fossero questi lavoratori, quale fossero le loro storie e la loro vita. Solo una cronaca cruda e telegrafica dei fatti e delle possibili cause. Altre vittime senza un volto. Due episodi diversi, due immani tragedie contemporanee che forse non hanno fra loro nulla in comune. Numeri e vittime che scompaiono in un lampo dalle nostre menti e dai nostri occhi. Ma le cronache dal Mondo, anche per la settimana trascorsa, ha altri numeri sconvolgenti che, talvolta, vale la pena rammentare (dati da worldmeter.com): 210.000 morti per fame; 150.000 morti per cancro; 140.000 morti per gli effetti di fumo e alcool; 180.000 tonnellate di prodotti tossici rilasciati nell’ambiente; 20.000 suicidi. Il tutto solo in sette giorni. Ma in fondo molti di noi si consoleranno soddisfatti per essere riusciti ad accaparrarsi un bel televisore da 100 pollici a metà prezzo approfittando del “black Friday”, oppure saranno felici e beati nell’apprestarsi ad addobbare a festa le proprie case, magari poi accomodandosi comodamente in una comoda poltrona per l’inizio delle partite del campionato di calcio. E tutto il resto sarà solo un sottofondo lontano.