Cristiano Rossi su migranti e accoglienza: chiudere i CPR e visto di ingresso obbligatorio

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Migranti e accoglienza

“Don Massimo Biancalani, così come moltissimi altri uomini di chiesa e non solo, penso, tra gli altri, a Mimmo Lucano, hanno testimoniato l’accoglienza sulla propria pelle, togliendo dalla strada centinaia di persone fuggite da guerre e povertà. 

Don Massimo ha raccolto l’appello ad aprire le porte della propria chiesa lanciato da Papa Francesco. La sua parrocchia è così diventata un “ospedale da campo per migranti”, ha costituito una comunità orientata al ricovero, al sostegno e all’assistenza, con un progetto che, nel corso degli anni, ha trovato tanta solidarietà ma anche difficoltà, ostilità, oltre a numerosi insulti e minacce.

Nel corso degli anni è stato attaccato da Forza Nuova ed è stato oggetto di ripetuti attacchi da parte di Matteo Salvini e da parte dell’amministrazione pistoiese a guida Fratelli d’Italia.

Eppure, nonostante le difficoltà, Don Massimo ha dato prova di come un’accoglienza, se ben organizzata, può garantire maggiore sicurezza per tutti”

Cristiano Rossi, il preside-maestro candidato nel collegio uninominale di Arezzo alla Camera dei Deputati per Unione Popolare con De Magistris, che è anche presidente di un’associazione di volontariato che si occupa di senzatetto e persone in situazione di difficoltà economiche, fornendo loro assistenza e accoglienza, interviene sul tema delle migrazioni alla vigilia della visita (venerdì prossimo, 9 settembre, Libreria Feltrinelli) ad Arezzo di Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro.

Il dramma dei migranti, in fuga da guerre, povertà, disastri ambientali, condizioni di vita insopportabili, non può essere più considerato come un’emergenza continua, ma come un fenomeno strutturale, da gestire con consapevolezza e realismo. 

La libertà di movimento, d’altronde, costituisce uno dei principali fondamenti della uguaglianza formale e sostanziale tra le persone, alla base delle democrazie nate dalla seconda guerra mondiale.

Gli Italiani sanno bene cosa significhi lasciare le proprie case, il proprio paese, perché sono stati essi stessi un popolo di emigranti: sono, infatti, oltre 20 milioni gli italiani che hanno lasciato il paese nell’ultimo secolo. 

Per gestire l’accoglienza occorre un’organizzazione più efficace, con centri di accoglienza piccoli e diffusi nel territorio, strutture e progetti di tutoraggio e accompagnamento, un migliore coordinamento con gli altri paesi europei, spesso obiettivo di arrivo dei migranti di passaggio dal nostro paese.

Vanno immediatamente chiusi i CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri), nei quali, in contrasto con tutti i principi di diritto, i migranti vengono rinchiusi in vere e proprie carceri (con condizioni inumane, alti tassi di autolesionismo e suicidio) per il solo “reato” di aver cercato in Italia condizioni di vita migliori.

Il vero dramma, però, va risolto a monte, nei paesi di partenza e di transito, in particolare in Libia, dove occorre togliere ai trafficanti di esseri umani la gestione di quelli che sono veri e propri campi di prigionia. Dobbiamo, senza aspettare un minuto in più, cancellare l’accordo Italia-Libia del 2017 (e rinnovato nel 2022) che, con l’invio di denaro, aiuti, conoscenze, ci rende complici di terribili torture, uccisioni, forme di grave sfruttamento.

In Italia e in tutta Europa, oggi, non esiste un canale per entrare in sicurezza (nonostante, peraltro – lo sanno bene i nostri imprenditori – la grande richiesta di lavoro).

Per tutelare le vite, la convivenza tra i popoli, l’autodeterminazione di ogni singola persona dobbiamo reintrodurre il visto di ingresso per ricerca di lavoro, canali sicuri per chiedere protezione in Italia, dobbiamo abolire qualsiasi reato di clandestinitá, agevolare (non ostacolare) gli interventi di tipo solidaristico di ONG e associazioni.

Non esiste che esseri umani, nel 2022, possano perdere la vita attraversando il deserto o il mare. Non esiste che ci rendiamo, ancora, responsabili di gravissimi crimini contro l’umanità.

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