Cristiano Rossi e la ricetta per una scuola migliore

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Per una scuola pubblica realmente inclusiva

“Avete mai provato a entrare in una classe di 26, 28 studenti? Magari una prima elementare. Fare lezione in questi contesti, gestire la classe, stimolare interesse e curiosità, personalizzare la didattica è molto, molto difficile.

Lo sanno gli insegnanti, lo sanno gli studenti, lo sanno le famiglie.
La scuola, per funzionare bene, ha bisogno di ritrovare un giusto equilibrio: occorre riportare questi numeri ad un livello dignitoso, che favorisca l’inclusione di tutti.

Durante la pandemia questo problema, generato dai tagli della riforma Gelmini-Tremonti del 2009 si è ulteriormente amplificato, ma nessuno lo ha mai preso in seria considerazione.
Noi pensiamo che una classe, per funzionare, dovrebbe essere composta al massimo di 20 studenti”.

Cristiano Rossi, il preside-maestro candidato nel collegio uninominale di Arezzo alla Camera dei Deputati per Unione Popolare con De Magistris interviene sul tema della scuola, suo specifico ambito lavorativo, richiamando la necessità di una urgente e profonda revisione di alcuni aspetti particolarmente critici nella scuola pubblica italiana, in particolare il numero di studenti per classe e l’organico di docenti e collaboratori.

“Uno dei temi più rilevanti di questa campagna elettorale è, certamente, la scuola. Sentiamo parlare, in questi giorni, di promesse elettorali da parte di tutti gli schieramenti politici.

Credo che su questo tema, che conosco bene, avendo lavorato 20 anni come insegnante e da tre anni come preside, possa offrire un contributo utile alla riflessione delle politiche scolastiche necessarie e non più rinviabili, se vogliamo una scuola pubblica di qualità, inclusiva e gratuita.”

Ridurre il numero di alunni per classe

Le classi numerose sono la conseguenza degli sciagurati tagli che i ministri Gelmini-Tremonti hanno operato tra il 2008 e il 2010. Il dimensionamento prevede, infatti, la possibilità di accogliere, nelle classi, fino a 28 bambini e oltre. L’esperienza didattica ci dice, invece, che le classi, per essere gestite in modo efficace ed inclusivo, non devono superare le 20-22 unità, per garantire una personalizzazione degli apprendimenti e il diritto all’istruzione per tutti i bambini, ciascuno con i propri bisogni educativi speciali.

Aumentare l’organico docenti e collaboratori

Prima dei tagli della Gelmini, che ha ridotto l’organico docenti e ATA di quasi 150.000 unità, il rapporto docenti/classi alla primaria garantiva la copertura di un orario fino a 33 ore settimanali alla primaria e la possibilità di organizzare, gratuitamente, spazi compiti, attività extra scolastiche, corsi di recupero, momenti di compresenza per realizzare attività laboratoriali.

In questi ultimi anni, per gestire la pandemia, sono stati assunti 50.000 docenti e collaboratori, che hanno consentito alle scuole di garantire maggiori e migliori servizi. Questo personale deve necessariamente essere integrato nell’organico dell’autonomia e riportato ai livelli precedenti ai tagli Gelmini/Tremonti, per consentire un’offerta formativa statale di qualità e gratuita.

Le nostre scuole non riescono, oggi, proprio per la scarsità di risorse assegnate, ad avere un numero sufficiente di collaboratori scolastici per sorvegliare le scuole, garantire la sicurezza e la cura delle bambine e dei bambini, garantire la necessaria cura e igiene dei locali.

Rinnovare il contratto dei docenti

Gli stipendi degli insegnanti Italiani sono tra i più bassi d’Europa, basti pensare che un maestro elementare inizia la sua carriera con uno stipendio di meno di 1300 euro al mese. In alcune regioni del nord mancano letteralmente docenti perché si preferiscono altri lavori più remunerati. Risulta urgente un adeguamento contrattuale non più rinviabile.

Una valorizzazione trasparente e democratica

La recente proposta di valorizzare l’1% dei docenti che abbiano svolto particolari corsi di formazione non è accettabile: tutti gli studenti hanno diritto a docenti essere esperti e competenti. Prima Brunetta e poi Renzi avevano cercato di introdurre modalità premianti nella scuola che però hanno solo generato invidie e non hanno concorso in alcuna maniera al miglioramento del servizio formativo. Nella scuola esiste già una forma trasparente e democratica di meritocrazia: con la contrattazione integrativa preside e personale scolastico definiscono insieme come assegnare queste risorse in base all’effettivo valore aggiunto che ciascuno intende assumersi, prendendosi impegni aggiuntivi sulla base delle proprie competenze. Oggi questi docenti e collaboratori sono “premiati” con risorse scarse che se fossero, invece, incrementate, potrebbero essere un modo per valorizzare chi nella scuola vuole impegnarsi.

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