Consiglio Comunale 31 marzo: il regolamento dell’assemblea

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“Come noto, in questi anni ultimi due anni – ha ricordato il presidente – anche il Consiglio Comunale di Arezzo ha fatto ricorso all’espediente da remoto, in virtù delle norme straordinarie subentrate a seguito dello scoppio della pandemia. Dopo il 31 marzo 2022, venendo meno quelle stesse norme avremmo avuto un vuoto giuridico o meglio un ritorno al passato hic et nunc, con sedute nuovamente in presenza. Crediamo invece che l’esperienza accumulata in 24 mesi sia da preservare in vista di questo passaggio ineluttabile: all’agorà vissuta per 2.000 anni solo fisicamente, uno accanto all’altro, si affiancherà quella ‘virtuale’, senza che ciò comporti un vulnus della democrazia o la riduzione delle prerogative consiliari. È vero il contrario: un consigliere comunale, o un membro di giunta, che continui a seguire i lavori da remoto, da casa ad esempio, potrà adesso farlo senza problemi e contando su una base giuridica certa. Risulterà, in tal modo, comunque nel computo del numero legale laddove in passato ne sarebbe stato escluso perché fisicamente non presente in aula. Ovviamente, anche davanti al tablet di cui è stato dotato, sarà tenuto a usare un comportamento consono all’istituzione e di rispetto dei cittadini che rappresenta, dedicandosi durante quelle ore di quel determinato giorno esclusivamente all’assemblea”.

Dal primo aprile, è previsto che sia il presidente del Consiglio Comunale, sentita la conferenza dei capigruppo, a decidere le modalità di svolgimento della seduta: o totalmente in presenza o totalmente da remoto o secondo la modalità cosiddetta “mista”, sperimentata con successo con le ultime convocazioni.

“Le sfumature di questo passaggio epocale – conclude Stella – sono molteplici ma abbiamo cercato di disciplinarle attentamente. Alcuni esempi: ogni votazione che implichi voto segreto con scheda nell’urna dovrà essere fatta con il consigliere fisicamente a palazzo comunale. Chi sceglie di seguire i lavori da casa dovrà accertarsi dell’efficienza della sua connessione: la certezza dei lavori dell’assemblea prevale rispetto a un singolo consigliere comunale a cui non funzioni la wi-fi del salotto o dell’ufficio”.

Continuerà a funzionare lo streaming dall’aula, trasmesso sul sito istituzionale del Comune, e costituirà materiale di archivio per tutta la durata della consiliatura, consultabile on demand. Tale streaming ufficiale è l’unico ammissibile. Le riprese dovranno essere orientate in modo da non inquadrare il pubblico presente né altri soggetti, limitandosi esclusivamente a chi ha la parola o all’intero organo collegiale.

Donato Caporali: “non ravviso la necessità di intervenire con queste disposizioni. Se il Governo ha deciso per la fine dello stato di emergenza, evidentemente ha contemplato l’ipotesi che le assemblee locali tornino a riunirsi in presenza. Ci chiediamo in concreto se l’attuale regolamento sia legittimo rispetto alle disposizioni nazionali in vigore da domani. Avremmo gradito un parere in merito del Governo. Ulteriore annotazione: sarà la prima modifica a maggioranza del regolamento consiliare, senza condivisione con l’opposizione”.

Per Simon Pietro Palazzo “andrebbe innanzitutto riconosciuto quello che è di nostra specifica competenza e rispondere alla domanda: lo è la modifica al regolamento del Consiglio Comunale? Sì, perché siamo un ente locale dotato di autonomia che gioca peraltro in anticipo, per una volta, rispetto ad altri livelli istituzionali. Ci sono emendamenti e non vedo problemi a prenderli in considerazione. Propongo di farlo in commissione e in tempi rapidi. Il presidente sottoporrà poi all’intera assemblea la riflessione che ne scaturirà. Aggiungo però che non mi faccio condizionare da quello che viene detto ogni giorno da chicchessia, sono stato eletto legittimamente e sarò giudicato, altrettanto legittimamente, dai cittadini tra alcuni anni. Altrimenti non sono così libero nell’espletamento del mio mandato. Inseguirei il tanto vituperato populismo”.

Marco Donati: “quando si modificano le regole del Consiglio Comunale andrebbe fatto un ragionamento comune, senza farsi prendere dalla fretta come in questo caso. La politica non può diventare un fatto virtuale perché si accentua la distanza tra rappresentanti e rappresentati. Noi chiediamo di ritirare la pratica e valutarla meglio. C’erano consiglieri comunali che facevano manifestazioni contro la chiusura dei ristoranti mentre ora, che riaprono cinema e discoteche, si procede a trasformare in ‘votificio’ il Consiglio Comunale. In politica è necessario guardarsi in faccia e non tramite uno schermo: a volte ci sono problemi di connessione o risulta difficile sentire l’intervento di chi parla. Inoltre, personalmente, voglio pubblicizzare i miei interventi e far conoscere ai cittadini, per lo meno a quelli che mi hanno votato, il mio lavoro in Consiglio Comunale. I nostri 13 emendamenti vanno in questa direzione”.

Considerazioni ribadite da Valentina Sileno: “noi stiamo dando un contributo a questa delibera, per rafforzare presenza e tracciabilità”.

Francesco Lucacci: “valutiamo le modifiche assolutamente corrette e non riteniamo opportuno alcun rinvio della pratica. Ci doteremo di strumenti idonei ad allargare la partecipazione a tutti e non comprendo le polemiche di certi partiti sui Consiglio Comunali online. L’adozione del nuovo regolamento avrà il voto favorevole di Fratelli d’Italia”.

Roberto Bardelli: “io invece non ravviso la fattibilità della richiesta, avanzata da qualcuno in conferenza dei capigruppo, di rendere reperibili i tecnici comunali in caso di difficoltà di connessione privata per un consigliere comunale. Come ho avuto modo di dire, in passato se un consigliere era malato risultava assente. È giusto che il nostro ruolo non sia svilito ma portato a compimento. Comprendo e apprezzo il lavoro del presidente Stella, funzionale a un progressivo ritorno alla normalità, ma sarei contento se dal primo aprile fossimo tutti in sala così come lo sarei se la stesura del regolamento venisse condivisa”.

Alessandro Caneschi: “non è che la presenza comporti giocoforza un accordo tra i consiglieri comunali ma la maniera giusta di fare politica è vis a vis. Questa delibera proroga lo stato di emergenza per il Comune di Arezzo. Perché, per esempio, se quest’aula è ritenuta insufficiente in termini di capienza, non viene riproposta la soluzione dell’auditorium di Arezzo Fiere e Congressi? E se per questo ci sono problemi, troviamo un’alternativa. Ci sarà in città una sede utilizzabile! Forse il motivo vero è che la modalità ‘mista’ diventa l’unico modo per la maggioranza di mantenere il numero legale, magari proprio ad aprile quando è prevista la delibera di bilancio”.

Francesco Romizi: “il mio richiamo è al buon senso e al rispetto dell’aula: ritirate l’atto e discutiamone fra un mese. Oggi non ravviso l’urgenza”.

“Posso essere d’accordo con molte considerazioni ascoltate – ha replicato il presidente Luca Stella – e personalmente sono per il Consiglio Comunale in presenza ma non posso trascurare la circostanza che alcuni consiglieri comunali abbiano l’esigenza di continuare a utilizzare lo strumento della video-conferenza. Perché finisce lo stato di emergenza ma non la pandemia. Ci muoviamo nell’ambito di una situazione ancora ibrida. Se fossero accolti i 13 emendamenti di Scelgo Arezzo la ratio di questa proposta risulterebbe snaturata: dunque, mettiamoci nella condizione di convocare in aprile un Consiglio Comunale in forma mista dopo di che non escludo un approfondimento su ogni questione aperta”.

Dopo un’interruzioni dei lavori decisa dal presidente Luca Stella per una conferenza dei capigruppo, quest’ultima ha elaborato un emendamento alla delibera, illustrato da Simon Pietro Palazzo, che riporta l’intento di pervenire, dopo il voto odierno, a un testo regolamentare condiviso entro il 30 giugno. Scelgo Arezzo ha ritirato i propri emendamenti. La delibera così emendata è stata approvata con 17 voti favorevoli e 2 astenuti.