Città del natale e altri eventi. Considerazioni, scomode per qualcuno, magari illuminanti per altri.

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Si avvicina la fine d’anno ed è ragionevole stilare un bilancio dell’attività delle fondazioni che il Comune di Arezzo ha costituito e su cui molto ha investito. Secondo la giunta questi strumenti avrebbero consentito maggiore efficienza ed efficacia nella gestione delle attività specifiche, facendo ricorso alle norme che permettono il reperimento di contributi da parte di privati.
La fondazione turismo, sotto la presidenza dell’assessore Comanducci, naviga in acque agitate; la fondazione cultura, totalmente riconducibile al sindaco Ghinelli, è stata oggetto di pesanti contestazioni per la scelta degli eventi sulle quali ha investito i denari che il Comune metteva a disposizione. Tanti denari per pochi spettatori ed eco. Situazione già emersa col concerto di re-inaugurazione del teatro Petrarca. Autoreferenzialità culturale, manco nell’URSS di Brèžnev.
La fondazione turismo invece dovrebbe trarre dalla imposta di soggiorno gran parte dei fondi da destinare ad iniziative per sviluppare la attrattiva turistica di Arezzo.
Altri territori si sono dotati di simili DMO (Destination Management Organization), anche prima di Arezzo. È il progresso, i tempi di enti o aziende autonomi di turismo sono finiti. Servono azioni concertate da un territorio ampio, da qui la presenza di istituzioni e privati nella compagine.
Diffusa (e condivisibile) la scelta di un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupi di strategie della gestione coordinata di tutti gli elementi che costituiscono una destinazione turistica.
Le attività hanno puntato sulla realizzazione di “business unit” per lo sviluppo turistico attraverso matrimoni, produzioni cinematografiche, outdoor, antiquariato. Decisamente più evidente l’evento chiamato “Arezzo la città del Natale” che si svolge in strisciante (e non trasparente) sinergia con la locale potente associazione commercianti. Difatti il motto “il territorio aretino è un tesoro nascosto” andrebbe forse trasformato in le fondazioni sono un tesoro nascosto (e per pochi). E’ per la profonda insoddisfazione per la modesta (ridicola) adesione al contributo volontario che la fondazione sperava di raccogliere attraverso il crowd funding, oltre altre difficoltà assortite, che il presidente ha comunicato che il direttore non avrà il rinnovo del contratto. Non credo che questa struttura possa rimanere senza direttore, magari cambierà; pare che il destination manager fosse il precedente fidanzato della promessa sposa del sindaco, chissà se ciò ha influito in questa separazione (ahah, malelingue..). Non credo, temo ambo i contraenti siano scontenti; ogni parte si aspettava più dall’altra. Ed i risultati evidentemente languono.
Però, nelle ultime settimane del 2019, Arezzo è stata meta di numerosi visitatori, come mai in passato. Attratti dal mercatino tirolese e da altre iniziative (fiera, pista ghiaccio, lego, proiezioni sulle facciate degli splendidi immobili cittadini etc etc), provenienti in maggioranza dal nostro meridione (Lazio e Campania su tutte), molti turisti hanno visto per la prima volta la nostra città. Ottimo. Ottimissimo.
Pur con visita di poche ore, spargono notizia di Arezzo, bellezze ed opportunità.
Ma qui finiscono le buone notizie ….
L’investimento e sua gestione non passano attraverso il consiglio comunale o altro consesso rappresentativo. Sono appannaggio del CdA, ove i 3 membri di associazioni di categoria pesano il 50%. Perchè le associazioni ottengono benefici diretti dalla organizzazione del mercato (ci lucrano sopra, come per il mercatino internazionale di ottobre) e pagano pubblicità locale a spese della iniziativa. Coi soldi di tutti i cittadini raccattano solo superlativi ed iperboli. Non ho visto una informazione dettagliata verificabile e confrontabile con altre realtà: me la suono, me la canto.
Un milione. Perchè no, ma famo due. Incremento del 10-15%: ma de piùPare la pelle del cicci…
Davvero in alcuni fine settimana una ridotta parte del territorio comunale ha visto grande affollamento, mentre altra parte ha sofferto gli inconvenienti legati al traffico, ma la maggior parte non ha avuto alcun beneficio da questa folla. Tanti soldi sono andati fuori Arezzo.
Problema classico per tutte le destinazioni turistiche, il focus di chi opera per sviluppare il turismo sta nel saper coniugare crescita numero visitatori e loro distribuzione sia nel tempo che nello spazio. Anche ad Arezzo, a giudicare da alcuni commenti apparsi su un quotidiano locale, la maggioranza dei commercianti non ha avuto ricadute positive, anzi forse solo sofferto l’allontanamento degli aretini. Sempre dando retta alle anticipazioni, parole di una consigliera della fondazione che è anche boss dell’associazione commercianti (chissà in quale ruolo parlava), l’anno prossimo aumenterebbe il numero dei banchi del mercato tirolese; chiede anche manifestazioni culturali (intrattenimento?) che -fatalità- sarebbero a carico della cittadinanza. Cioè il contributo degli aretini crescerebbe, ma gli incassi andrebbero in Tirolo, a Napoli, a Venezia. Davvero arguti.
Infatti non si prevede di estendere l’area potenzialmente interessata dal turismo con diversa distribuzione delle attrazioni (per portare visitatori fino ai confini della città murata, per esempio) o di rivitalizzare la attrattiva di zone commercialmente penalizzate (via Veneto, via Fiorentina…) sollecitando gli aretini a bazzicarle, bensì di andare a stressare ulteriormente una area che è priva di servizi basilari (adeguata accessibilità, bagni, panchine…). Punti deboli arcinoti.
Insomma potremmo trovarci gli zampognari agli angoli della parte alta della città: ma da gennaio a novembre? Si fischia, appunto! O si soffia.
La mancanza di coordinamento e di visione espone al rischio (già sperimentato in ambito culturale) che ogni amministrazione abbia idee diverse e le porti avanti in ordine sparso. Ulteriormente, la opacità nella gestione delle fondazioni non garantisce l’uso ottimale (e privo di inciampi) delle risorse, vedi le bizzarre idee di cultura espresse dal sindaco e assessore alla cultura e presidente della fondazione cultura, Ghinelli. Non si vede come i milioni spesi abbiano portato a diversa percezione della città nell’ambito culturale nazionale. O meglio, si intravede: l’artista poco noto che aveva ricevuto la grazia di esporre i suoi, pur gradevoli, cavalli in fortezza ed altrove ha donato una sua opera con la condizione che questa venga esposta sul sagrato di San Francesco. E un fiasco d’olio, poro Piero: ma dove siamo se un tal pellegrino si sente autorizzato a metterci sotto scopa?!
Altra cosa che non mi piace è la commistione tra Comune di Arezzo, organizzatore della “città del natale”, e recensioni pubblicitarie (ovviamente entusiastiche) che appaiono su quelle pagine Facebook. Già con questa amministrazione abbiamo dovuto sopportare l’uso “leggero” di un patrocinio ad iniziativa che scivolava verso caratteri commercial/imprenditoriali; adesso il nostro Comune diviene indirettamente sponsor di negozi e ristoranti. Allegria! O meglio, che pena.
Andando a visitare i siti delle fondazioni si nota che ad adesso è assente il bilancio previsionale 2020 della fondazione cultura: lo sapranno che mancano poche ore? Mica si vergognano…
Riguardo alla fondazione turismo, definita molto trasparente da non so chi in consiglio comunale, non vi è bilancio, esiste solo elenco di nominativi che hanno ricevuto commissioni o pagamenti, con alcune perle: il seminario di “digital detox” (25.000 euro…) o un 20.000€ per acquisto quotidiani (ci credo che la stampa li tratta bene) o oltre 2.700€ per “sistema rilevazione presenze dipendenti neoassunti” (e qui la fantasia si scatena). Forse può davvero esser meglio rimanere ignoranti.
Ripetitivi post di sostegno alle iniziative basati su approcci ideologici, ridicole prese di posizione di consiglieri che si sperticano a lodare le ricadute della città del natale (sostenendo che così un operatore del centro può comprarsi una auto nuova più bella, un invero raffinato concetto di sviluppo): purtroppo quello che è un tema basilare sullo sviluppo di Arezzo si abbassa a tifoseria calcistica, squallidi confronti colla piazza del prima (la lebbra ai tempi di PG Macrì, icastica però vanta una rassegna stampa più poderosa) e simili. Io ricordo anche l’Arezzo convention bureau, i “commercianti” scaricarono su altri l’insuccesso costato un mezzo milione d’euro. Imbarazzante.
Scelte diverse, approcci simili: strilli e strepiti, baci ed abbracci. E io pago, diceva Totò.
Se pensano di prendere in giro tutta la città, sappiano che non funziona. Come in passato.
Certo alcuni gonzi abboccano, ma non confondano i boccaloni coi vispi.
Io sono un perdente elettorale, anche disabile, ma non demente. Mica contento di quelli di prima, ma non per questo gioisco quando adesso provano a fregarmi, a raccontarmi frottole, a indicare “gli asini che volano” (vi viene in mente qualche recente episodio?).
Poi ci si conterà alle elezioni. Benedetta democrazia. Sperando che cambi qualcosa, veramente.
E comunque, a tutti un sereno 2020.

PS: qualcuno ha capito come avrebbero funzionato le misure di prevenzione e sicurezza per Piazza Grande oggetto di un articolo di un quotidiano? Tornelli, oltre a percorso obbligato, vie d’esodo sgombre ect.. Io non le ho viste, nessuno è riuscito a farmele percepire. E per fine d’anno ci sarebbero nuovamente… Presenze calcolate a occhio??