Ciò che non giova all’alveare, non giova neppure all’ape. (Marco Aurelio)

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di Alessandro Artini

Purtroppo mi capita, in veste di dirigente scolastico, di dover sospendere dal lavoro alcune persone che non sono in regola con l’obbligo vaccinale e che, a causa di ciò, restano senza stipendio. Pertanto, torno nuovamente a parlare del tema dei no vax, forse abusando della pazienza di qualche lettore.

Nonostante l’atto della sospensione, cerco di mantenere aperta la porta del dialogo con i destinatari del provvedimento. Pur esprimendo con franchezza il mio dissenso dalle loro posizioni, tento di capire cosa le motivi, perché una tale scelta ha delle conseguenze negative anche per gli stessi. Sinceramente non intravedo, alla sua base, delle alte idealità. Se così fosse, la maggior parte di loro non proverebbe a sfuggire alla sospensione adottando tattiche strumentali. Non vi sarebbe, ad esempio, il tentativo di differire sine die la data di vaccinazione oppure quello di ostacolare il provvedimento stesso rifiutando di ricevere le raccomandate, che ne segnano l’avvio. Inoltre, alcuni no vax hanno spesso presentato delle certificazioni per evitare di venire a scuola, non essendo in regola con il Green Pass. Forse sarebbe stato più dignitoso dichiarare apertamente una posizione di obiezione di coscienza, assumendosene responsabilmente le conseguenze…

E tuttavia ciò che mi colpisce è la ferrea determinazione a non recedere dalle proprie posizioni, anche qualora il novero delle argomentazioni razionali sovrasti di gran lunga quello delle loro scelte. La assoluta impermeabilità delle convinzioni si è trasformata in una corazza ideologica che non viene scalfita da alcun discorso sensatamente divergente o contraddittorio. Alcuni di loro, pur ammantando la propria posizione di retoriche sui diritti liberali e costituzionali, in realtà eludono uno dei capisaldi di qualsiasi dialettica democratica, che è il confronto delle idee. Accolgono solo quelle coerenti con la loro impostazione, cioè quelle omofiliche, eludendo qualsiasi diversità intellettuale.

Qualcuno, adesso, si stupirà dell’accostamento che sto per fare, ma esso si basa sulla mia esperienza e ha un valore del tutto soggettivo. Ebbene, davanti a una tale ostinazione, provo la stessa sensazione che ho vissuto di fronte a persone anoressiche. So bene che queste ultime vivono un vero e proprio disturbo, diversamente dalle prime, ma la loro ricerca inesorabile di magrezza mi ha rimandato a una sorta di ideologia simile a quella dei no vax. Non sono uno psicologo, ma so che l’anoressia può perfino portare alla morte e comunque produrre danni di natura fisica irreversibili. Ciò nonostante, chi ne è vittima, è avvinto da una sindrome mortifera capace di frenare e irretire l’istinto di sopravvivenza. Pare assurdo, infatti, controllare la fame per cercare di realizzare un ideale nefasto di bellezza eterea, priva di carnalità e sostanzialmente asessuata. Eppure, anche le assurdità hanno una loro logica e vi deve essere una sorta di soddisfazione dell’Ego, in questa compressione degli istinti vitali.

Da sociologo, penso che la nostra società, nella postmodernità, abbia consentito lo sviluppo incontrollato di una soggettività inconsulta, capace di rompere qualsiasi barriera tradizionale dell’identità. Ciascuno ritiene di poter fare di sé stesso ciò che vuole e non tollera i tradizionali vincoli. Ognuno può cambiare la propria vita quando e come ritiene. La continuità delle relazioni, affettive e amicali, viene messa in dubbio e i cambiamenti, anche repentini, sono la nuova normalità. Si può rompere una relazione con un messaggino su Whatsapp. Persino il passato, personale e collettivo, apparentemente immodificabile (proprio perché non più disponibile) diventa oggetto di nuove letture ed esegesi che ne fanno ciò che si vuole. Adesso, esso è cancellabile, rimuovendone i simboli e le tracce. Le identità diventano fluide e anche quella sessuale (di cui alcuni negano addirittura l’esistenza) può essere oggetto di cambiamento.

In conclusione, ho l’impressione che la nostra società esalti la soggettività personale, al punto che nulla può inibire le scelte individuali. Proprio per questo, alcuni si ribellano all’autorità dello Stato, questo Padre che, in tempi di emergenza, pare avere recuperato la propria autorità. Conseguentemente lo spirito di rivolta alberga negli animi, producendo un forte compiacimento dell’ego, ogni volta che si accende. Credo che una componente della psicologia no vax consista proprio nella soddisfazione che si prova nel coltivare, tramite un’opposizione negazionista, quell’identità riottosa. Anche in questo caso, le pulsioni vitali soggiacciono ai propri convincimenti fideistici, come hanno dimostrato alcuni soggetti no vax con il rifiuto delle cure. L’esaltazione dell’ego finisce per essere irrefrenabile, anche di fronte a conseguenze devastanti. L’eccesso di individualità finisce per ledere lo spirito di comunità, di cui oggi abbiamo prepotentemente bisogno.