Checcaglini- Landini: “Bar, ristoranti e attività del food in genere non sono la causa della diffusione dei contagi. Scelta ingiusta e scorretta”.

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Zona Arancione: intervento di Confesercenti

Preoccupazione per Confesercenti a seguito del nuovo scenario che si preannuncia con l’entrata in vigore delle ulteriori ristrettezze dovute al passaggio della regione Toscana da zona gialla ad arancione. Il presidente Mario Landini e il direttore Mario Checcaglini intervengono per ribadire che non è giusto imputare “a bar, ristoranti e attività del food la causa della diffusione dei contagi”
“Ribadiamo” spiega Mario Landini presidente di Confesercenti “che siamo preoccupati della diffusione del Covid  e della crisi del sistema ospedaliero che sta affrontando l’emergenza. Al tempo stesso sappiamo quali difficoltà stanno affrontando le attività e senza sottovalutare minimamente il problema sanitario, ci sentiamo al tempo steso in dovere di ribattere che la chiusura di bar, ristoranti, e attività del food in genere come per esempio gelaterie pizzerie, rosticcerie, pub, pizze a taglio, non rappresenta la soluzione per frenare i contagi”.

“La novità più rilevante che segue al passaggio dalla zona gialla alla zona arancione” aggiunge il direttore Mario Checcaglini “è quella che riguarda la chiusura dei pubblici esercizi e della ristorazione. Fino ad oggi era stata riservata la possibilità di poter lavorare seppur con limitazione fino alle 18, adesso si costringe bar e ristoranti di fatto a non lavorare, se non con l’asporto e consegne a domicilio. Siamo fortemente preoccupati non solo per la calata a picco dei volumi di affari che saranno registrati oltre che dal fato che giudichiamo sbagliato il concetto di indicare la categoria tra le responsabili principali della diffusione del virus. Lo troviamo ingiusto e scorretto. Quindi siamo sorpresi che il passaggio da zona gialla ad arancione arrivi solo dopo tre giorni dal primo provvedimento annunciato venerdì al quale già lunedì è seguita la variazione senza che si sia registrato un  cambiamento repentino in termini di contagi”.

Per la Confesercenti il rischio è anche quello che tra gli operatori si diffonda “la sensazione, ormai dilagante, che certe scelte siano dettate da trattative tra regioni piuttosto che trovare fondatezza su logiche scientifiche. Continuiamo a non voler perdere la fiducia sulle istituzioni e vogliamo credere di poter uscire presto dalla crisi che è non solo sanitaria ma anche economica.

“Questa vicenda” concludono Landini e Checcaglini “impone a tutti, imprese e cittadini, l’assunzione di responsabilità che impone il rispetto delle regole. Le decisioni restrittive che si susseguono trovano,  spesso, fondamento e giustificazione, sul fatto del non rispetto delle regole da parte dei cittadini e sull’incapacità delle amministrazioni di farle rispettare. L’appello che vogliamo nuovamente rilanciare è quindi quello di far rispettare le. Regole per evitare assembramenti. C’è bisogno di tener lontano il virus con le armi che abbiamo, mascherine, distanziamento sociale, sanificazione per non far morire le nostre attività che già hanno perso, solo in Toscana, 500milioni di ricavi durante la prima fase. Adesso seguirà un periodo ancora più preoccupante e quindi servono decisioni chiare, per esempio, su tasse, contributi e affitti. Le imprese non possono sostenere solamente costi a fronte di mancati incassi”.

4 COMMENTS

  1. Aggiungo all’ottimo commento di rtq una cosa. A che serve il coprifuoco alle 22? Semplice: serve a proibire le cene fra amici, i ritrovi privati fra amici, tutte quelle cose fra amici che di solito si fanno dalle 20.30 in poi, e che sono la causa principale del contagio.

  2. ho letto poco fa che in Sardegna il comitato tecnico scientifico aveva fortemente consigliato la non apertura delle discoteche , ma il geniale governatore Solinas , se ne è infischiato , il seguito lo conoscete tutti . Vanno tenute aperte le scuole , le aziende e le attività strettamente necessarie a permettere una sopravvivenza dignitosa . il tutto nella la massima sicurezza possibile perchè è lì che ci giochiamo il nostro futuro . Per i bar , ristoranti e via discorrendo prima di tutto preoccuparsi della sopravvivenza dei dipendenti
    spesso stagionali o trattati con stipendi da fame , poi dei ristori per gli imprenditori con denunce dei redditi credibili . La didattica a distanza , può integrare quella in presenza , ma non sostituire , altrimenti lasciamo indietro tutti gli alunni bisognosi di aiuto nella comprensione dei programmi svolti ( i genietti ne hanno meno bisogno ) . Per chi non può rinunciare all ‘aperitivo o alla partita , c’è sempre un sano vaffa…

  3. come si fa a richiedere attenzione partendo da presupposti del genere?

    “giudichiamo sbagliato il concetto di indicare la categoria tra le responsabili principali della diffusione del virus.”

    ma chi cavolo ha additato i ristoratori? come nessuno ha additato i gestori di discoteche o graziani coi campi da calcetto è che sfiga vuole che quelle attività rappresentino una condizione di rischio maggiore per la popolazione.

    forse potevano essere fatti distinguo per ogni singola attività? certo che sì, l’abbiamo visti tutti i nostri sceriffi, da de luca a ghinelli passando per il dynamic duo gallera-fontana, scappare a gambe levate dalla responsabilità di dire “questo sta aperto, questo sta chiuso” ma pretendere le chiusure dal governo salvo poi fare quelli che si schierano coi commercianti.

    non si è fatto un cazzo tutta l’estate e non è questione solo di cialtroni come la azzolina o di fantasmi come ghinelli, ma proprio di cittadini. siamo noi gli scienziati che s’è mandato i figli altrettanto scienziati a ballare in croazia, che si stava ammassati sul marciapiede di fronte al teatro invece che ognuno al suo tavolino, che si sta fuori dai bar a fumarsi in faccia.

    abbiamo preso sigarette e bicchieri come la scusa per parlarsi a mezzo metro senza mascherina per tutta l’esta e ora si piange che lo stato è cattivo?
    1-non è lo stato cattivo, siamo un popolo di 60 milioni di deficienti noi. età cerebrale media 7 anni
    2-nessuno addita i ristoratori di essere “responsabili” semplicemente, essendo stati irresponsabili i cittadini tutti (compreso ministro che spende milioni per riaprire le superiori che dovevano stare chiuse ed essere occupate per sparpagliare medie ed elementari; e poi dopo un mese le chiude), oggi occorre chiudere le attività più a rischio. ed essendo cuor di leone gli amministratori locali, devono chiudere tutte, non solo il bar che campa di aperitivi ed effettivamente fa finta di niente se i clienti s’ammassano (vedi quello del gin a milano), ma pure il ristoratore che mette un tavolo per cantone, prende nominativi e numeri di telefono (quanti l’hanno veramente fatto fino a ieri???), perchè lo stato cosa vuoi che faccia, da roma? che sappia quale locale sì e quale no? quello potrebbe saperlo il sindaco, che però dalle elezioni è scomparso e mai e poi mai si sognerebbe di chiedere al governo maggiori libertà ma anzi, come un fontana o un de luca qualsiasi, spera che lo stato chiuda tutto e poi fa il paladino di quelli chiusi e protesta.

    annamo bene. per fortuna che c’è la tanti che spiega la sanità a d’urso, così siamo a posto.

    in questo periodo delle messinscene di trump e del capolavoro in calabria, bisognava cercare di fare qualche bella figura pure qui, et voilà l’assessore laureato in lettere e filosofia che spiega al medico che fa il direttore sanitario da 15 anni come deve curare i malati. ottimo e abbondante.

    se questa è l’amministrazione in tema covid, poi non stupisce che i ristoratori abbiano capito di essere considerati responsabili, quando non è manco lontanamente così.

  4. E’ chiaro che bar e ristoranti sono luoghi più a rischio di altre categorie, in ogni caso sono vittima del virus non la causa.
    Meglio ora vigilare e concentrarsi sui ristori promessi, senza click day o fregature affini.
    C’è da dire però che i bar devono fare i bar, quelli che d’estate si trasformano in discoteche all’aperto, favoriti anzichè limitati dall’amministrazione a vigilanza alternata, non credo abbiano giovato molto alla causa del settore.

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