Caso Martina Rossi: il Coni non premia Albertoni. Siamo proprio sicuri che sia giusto?

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Alessandro Albertoni, campione italiano di motocross

 

La decisione di escludere Alessandro Albertoni dalla premiazione del Coni fa riflettere. E’ la rappresentazione perfetta della nostra societa’, dove tutti sono uguali, ma alcuni sono piu’ uguali degli altri. Perche’ se si ritiene giusto avere politici condannati in parlamento, giudici corrotti nei tribunali e liberi spacciatori sotto casa, allora deve altresi’ ritenersi quantomeno legittimo permettere ad un condannato di ricevere un premio giustamente assegnatogli.

L’alzata di scudi immediata non appena diffusa la notizia della premiazione, peraltro decisa da tempo, lascia umanamente piu’ poveri. Bastano poche ore per riportarci indietro di millenni. Nell’antica Grecia si ricorreva a un vocabolo: stigma. Stigma era un segno, un marchio impresso a fuoco sul corpo dello schiavo, criminale, traditore. Lo stigma segnava la persona contaminata, socialmente da evitare e ne giustificava la concorde e pubblica esclusione.

Nel 2022 la condanna non puo’ essere uno stigma. La funzione rieducativa della pena e’ uno dei principi costituzionalmente garantiti e il diritto all’oblio uno dei cardini della normativa europea.  E luomo non e’ piu’ quello delle caverne. Non soltanto perche’ usiamo il fuoco per cuocere e non andiamo piu’ in giro coperti di pelli. L’uomo del terzo millennio e’ un essere umano, che deve tendere la mano a chi arriva da paesi colpiti dalla guerra, che deve tutelare i piu’ deboli, che deve sostenere chi si trova in una posizione difficile, anche se puo’ risultare scomodo.

Bruno Rossi, padre di Martina, la ragazza morta a 20 anni nel 2011 dopo essere precipitata dal balcone di un albergo di Palma di Maiorca
Roberto Rossi, il pubblico ministero che formulo’ le accuse contro Albertoni e Luca Vanneschi

 

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