Aumenti previsti da una legge nazionale, ma sindaco e giunta si riducano allora quella parte d’indennità a carico del bilancio comunale

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Non intendo mettere in discussione l’applicabilità di una legge, un suo automatismo e le relative risorse, disponibili peraltro in un fondo statale. Non stiamo discutendo del legittimo diritto degli amministratori locali a ricevere un compenso per il lavoro svolto. Se attualmente sono consigliere comunale, e come tutti i consiglieri ricevo 100 mese al mese, in passato ho ricoperto il ruolo di assessore e so cosa significa in termini di sacrificio: di tempo, affetti, responsabilità. E questo va riconosciuto. La battaglia di Anci per l’adeguamento delle indennità di sindaci e assessori ha trovato traduzione in una norma nazionale e dunque gli aumenti per sindaco e giunta, anche ad Arezzo, sono consequenziali.

Tuttavia c’è un “ma”: se l’incremento in questione sarà a carico dello Stato e dunque senza oneri per il Comune, l’indennità attuale, chiamiamola quella ‘base’, grava sul bilancio comunale e così resterà. E dunque su questa voce si può intervenire. In quale direzione è facile dirlo: ci sono categorie di lavoratori che da anni non ricevono aumenti contrattuali, nel pubblico e nel privato, sui tavoli delle case e dei negozi si accumulano bollette da pagare, e con quali sorprese, molte imprese stentano ad agganciare il treno della ripresa.

Non mi sembra questo il momento, per la politica, di offrire un’immagine d’insensibilità. A sindaco e giunta chiedo dunque di ridursi quella parte dell’indennità riconducibile al bilancio del Comune, in sostanza alle tasche degli aretini. Male che vada, faranno pur sempre pari.

FRANCESCO ROMIZI