Adesso parlo io

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Il mondo dell’arte, che comprende in sé non solamente i capolavori noti al grande pubblico, ma anche il mercato, appare alle persone che ne sono estranee come un circo, dove si sprigiona uno spettacolo rutilante, animato da straordinari acrobati, clown divertenti, volgari o raffinati, che tuttavia spesso si inceppa per l’intervento di artisti da mezza tacca. Francesco Boni, critico d’arte colto e ricco di esperienza, ma anche straordinario show man nel ruolo di banditore di aste, abile e celebre televenditore, ci guida in questo mondo iniziatico, svelandone alcuni segreti. Il percorso che ha scelto nel suo libro, “Adesso parlo io”, è biografico ed è ricco di aneddoti, esperienze singolari, riflessioni culturali e artistiche. Boni ci conduce per mano in un percorso dove la bellezza dell’arte rappresenta il valore dominante, che rende costantemente il bicchiere mezzo pieno, ancorché, di tanto in tanto, alcune vicende sgradevoli oscurino la direzione del percorso stesso.

Egli ci racconta, con un’intelligenza calda e affabulatoria, la sua infanzia e l’educazione famigliare, con un padre antiquario, un autodidatta affamato di arte che lo avvia ai segreti del mestiere e una madre affettuosa e protettiva, ma anche coraggiosa e capace di rischiare pur di migliorare le condizioni familiari. Sono gli anni dell’infanzia, in cui egli conosce, nella bottega del padre, Giorgio De Chirico. La fama e la altera consapevolezza del ruolo che l’artista aveva di sé gli incutono un certo timore. De Chirico – osserva Boni – insieme a Picasso e Kandisky, è l’artista che più ha caratterizzato il primo Novecento.

Negli anni ’60, avviene l’incontro con la pittura delle avanguardie artistiche. Boni subisce una sorta di trauma estetico di fronte a opere così diverse da quelle incontrate nel negozio del padre, un’emozione conturbante al cospetto del Mare di Pino Pascali o dei famosi Dodici cavalli vivi di Kounellis. Poi la conoscenza e l’amicizia con personaggi del calibro di Uncini, Festa, Schifano, Angeli, Dorazio, Lo Savio, ecc.

Fondamentale l’incontro con Mario Schifano, un’anima pericolosa a sé, in costante dinamismo, effervescente e creativa, incapace di situarsi in equilibri stabili per il ricorso, più o meno costante, alle droghe. Quelli sono anche gli anni dell’amicizia, pura e scevra da qualsiasi venalità, con Tano Festa, un uomo di strada la cui vita interiore si dipana in un’altra dimensione etica ed estetica. Uno straordinario artista.

Tutto questo accade nel cosiddetto secolo breve, mentre l’arte si trasforma e si dispone nel versante della sua reduplicazione. Walter Benjamin aveva compreso questo trend, già dagli anni Trenta, quando aveva intuito l’avvento di un’epoca in cui l’arte sarebbe stata dominata dalla sua riproducibilità tecnica. Ma in che misura è arte quella che, per fini materiali, si moltiplica in una sequenza di opere identiche o pressoché tali? Infatti il pop di Andy Warhol si diffonde grazie a un esercito di aiutanti che costituiscono una vera e propria “fabbrica” del pennello. E poi, come si fa a distinguere un’opera autentica da un’altra che non lo è? Le opere fuoriescono dalla testa dell’artista, ma la loro esecuzione materiale è sempre più affidata ad altri. Dunque, da dove traggono esse il quid che noi chiamiamo bellezza e che ci consente di parlare di capolavori?

Boni ci racconta anche delle aste, che egli stesso organizza e che si svolgono sotto la sua sapiente regia, di banditore colto e abile commerciante. Egli subisce anche dei gravissimi furti, economicamente disastrosi, a causa dei quali la sua carriera sarebbe potuta essere irrimediabilmente compromessa, ma reagisce con una straordinaria forza interiore e si rimette in gioco. Le aste paiono essere uno spettacolo adrenalinico, simile alla roulette, una ritualità dove la strategia si incrocia con la capacità di improvvisare al momento opportuno.

Infine, egli ci racconta l’esperienza in Telemarket, quando la televisione improvvisamente pare diventare il medium dominante nel mercato dell’arte ed egli assume il ruolo di una star dello spettacolo.

Incontreremo Francesco Boni giovedì 1° dicembre, alle ore 18.00 presso la Feltrinelli Point. La presentazione del suo libro, “Adesso Parlo io”, è stata organizzata dalla Biblioteca della Città di Arezzo, in collaborazione con la casa editrice Maretti e con la stessa Feltrinelli, all’interno del ciclo di conferenze “Dialogues”, curato dallo storico dell’arte Fabio Migliorati.

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