A proposito di piano regolatore

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Mi scrive un caro amico raccontandomi la sua storia.

Possiede un pezzo di terra (5.000 mq) in una delle tante frazioni del comune di Arezzo. Alcuni anni fa, il piano regolatore rese il suo terreno industrialmente edificabile. Una risata, se non fosse che l’IMU divenne insostenibile: 5.000 euro l’anno per uno scampolo di terra. Qualche anno dopo, sempre attraverso il piano regolatore, fu deciso che il futuro capannone industriale (e smettete di ridere) avrebbe potuto essere piu’ alto di un piano (tre invece che due). Visto che i capannoni oggi spuntano come funghi durante la siccità, ha ottenuto un solo risultato: l’IMU a 6.200 euro l’anno… e per un campino di patate non è male!

L’amico mi chiede un consiglio ed io ne ho solo uno da dare: andare da un notaio e fare una donazione del suddetto terreno al sopraddetto comune. In meno di tre anni, solo risparmiando sulle imposte, avrà ripagato ampiamente il valore agricolo del terreno. Se nei prossimi giorni il sindaco dovesse ricevere un area industriale in donazione, sappia che è grazie al mio saggio consiglio.

Quando in una nazione, ad un cittadino conviene donare i propri beni anziché metterli a frutto, quella nazione è alla canna del gas!

2 COMMENTS

  1. lo conosco anche io quel tuo amico e gli hai dato il consiglio sbagliato. E’ sufficiente chiedere (con un’osservazione ad una delle tanti varianti) al comune che il terreno ritorni agricolo… lo fanno in tanti, e lo fanno per non pagare l’IMU e continuano a coltivare il campo o a prendere i contributi per tenerlo a riposo.
    In tempi in cui di capannoni ce ne sono stra-troppi (la volumetria della ex-Lebole basterebbe al fabbisogno aretino dei prossimi 5 se non 10 anni) dovrebbe essere proibito di costruirne di nuovi. Per quei pochi che ancora hanno bisogno di un capannone per la loro attività, dovrebbe essere proibito (o reso pochissimo conveniente) utilizzare nuovo suolo per costruire un capannone, e dovrebbe invece essere incentivato – fino a renderlo conveniente – il riutilizzo dei capannoni esistenti, anche se occorre ristrutturarli o, meglio ancora, demolirli e ricostruirli (per avere un edificio in regola con le attuali norme sismiche, energetiche ecc.).
    E’ ovvio che fare un capannone in un terreno vergine costa meno che dover demolire il vecchio per fare il nuovo… ma i mezzi di oggi consentono demolizioni rapide e col riciclo delle macerie, e con un corretto gioco di abbattimento degli oneri di urbanizzazione (la Bucalossi per i dinosauri) la differenza potrebbe essere sensibilmente mitigata. Questo dovrebbe fare un Paese serio ed invece anche chi ci prova non ci riesce. Nei paesi più evoluti se costruisci un capannone devi garantire (con vere e proprie polizze) il suo smaltimento a “fine esercizio”… in altre parole se una ditta fallisce il curatore si ritrova una polizza con cui demolire il fabbricato, e, se non trova un acquirente con un progetto serio, lo deve demolire e smaltire… e lo fa!
    qui invece… ciaone!
    questo sarebbe rispetto dell’Ambiente… altro che le supercazzole sulle industrie insalubri e inceneritori vari…

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